L’ossessione anticapitalistica

BAUMAN

 
 
-LUCIANO PELLICANI-
 
L’ex-comunista Zygmunt Baumann ha acquistato notorietà internazionale con una serie di saggi nei quali la Modernità viene descritta come un perverso sistema che tutto manipola e corrompe.
Una tesi che egli ha ribadito per l’ennesima volta nel suo ultimo scritto – Il demone della paura — così esprimendosi: “Nella sua forma attuale, permanentemente negativa, la globalizzazione è un processo parassitario e predatorio, che si nutre della forza succhiata dai corpi degli Stati-nazione e dei loro sudditi”.
 
E’ , questa , una sentenza che non può non essere giudicata un’accecante distorsione ideologica della realtà non appena la si confronti con quella così formulata da Marx nei Grundrisse : ”Soltanto il Capitale crea la società borghese e l’universale appropriazione tanto della Natura quanto della coesione sociale stesa da parte dei membri della società . Di qui l’enorme influenza civilizzatrice del Capitale; la sua creazione di un livello sociale rispetto cui tutti quelli precedenti si presentano semplicemente come sviluppi locali della umanità e come idolatria della Natura. Soltanto con il Capitale la Natura diventa un puro oggetto per l’uomo, un puro oggetto di utilità.. In virtù di questa tendenza , il Capitale spinge a superare sia le barriere che i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della Natura , la soddisfazione tradizionale , orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, di bisogni esistenti , e la produzione del vecchio modo di vivere . Nei riguardi di tutto questo, il Capitale opera distruttivamente , attua una rivoluzione permanente , abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive , la dilatazione dei bisogni , la varietà della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della Natura e dello Spirito”.

Coerentemente con la sua interpretazione della rivoluzione permanente attuata dal capitalismo , Marx non esitò a vedere nel colonialismo “uno strumento inconscio della storia” destinato ad assolvere “una doppia missione, l’una distruttrice , l’altra rigeneratrice : abbattere le vecchia società asiatica e creare le fondamenta della società occidentale in Asia”. Che è esattamente ciò che sta accadendo. Infatti, oggi Indiani e Cinesi stanno faticosamente uscendo dall’atroce miseria che sempre ha caratterizzato la loro millenaria storia grazie al know-how prodotto ed esportato dal capitalismo. Un know-how che ha fatto crescere prodigiosamente la produttività del lavoro e, di conseguenza, ha permesso ai popoli occidentali di fuoriuscire dalla “trappola malthusiana”.

Per contro, pur richiamandosi costantemente al magistero di Marx , Baumann ci propone una nuova versione della pseudo-sociologia terzomondista , secondo la quale l’Occidente è ricco a motivo del fatto che , come un vampiro, succhia il sangue del proletariato esterno. Un falso storico di gigantesche proporzioni , nel riproporci il quale Baumann dimostra solo una cosa : che la morte storica del comunismo non ha posto fine all’ossessione anticapitalistica da cui egli è letteralmente divorato.
 
Ben altro è stato l’atteggiamento del socialismo riformista nei confronti del capitalismo. Invece di demonizzarlo , ha seguito il saggio suggerimento di Olof Palme: lo ha trattato come “una pecora da tosare”. E, consapevole che non si poteva abolire il capitalismo senza produrre una catastrofe storica , ha ritenuto che l’unica strategia capace di migliorare le condizioni materiali e morali delle classi proletarie era quella di “civilizzarlo”. Lo ha fatto iniettando nell’economia di mercato una cosa del tutto estranea al suo codice genetico : il principio di solidarietà , che ha trovato la sua espressione concreta nel Welfare State .
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