Qualcuno spieghi a Di Maio l’articolo 67 della Costituzione

-di VALENTINA BOMBARDIERI-

L’articolo 67 della Costituzione Italiana recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.  Si stabilisce quindi che i Parlamentari eletti sono liberi di esercitare le loro funzioni senza essere obbligati in maniera uniforme con il partito con cui sono stati eletti. Questo articolo fu concepito per garantire la libertà di espressione ai membri del Parlamento. In altre parole il legame tra l’eletto e gli elettori viene concepito come “responsabilità” non come un “mandato imperativo”.

Forse a Luigi di Maio e al Movimento Cinque Stelle, carenti sicuramente di nozioni di diritto pubblico e costituzionale, servirà anche un piccolo ripasso di storia.

Ci pensiamo noi. Il libero mandato è stato teorizzato per la prima volta da Edmund Burke nel “Discorso agli elettori di Bristol” del 3 novembre 1974. Venne poi sancito nella Costituzione francese del 1971 ed era inoltre contenuto nell’articolo 41 dello Statuto Albertino. Durante i lavori dell’Assemblea la questione del libero mandato venne ampiamente dibattuta. Uno dei relatori, il giurista Costantino Mortati, disse: «Sottrarre il deputato alla rappresentanza di interessi particolari significa che esso non rappresenta il suo partito o la sua categoria, ma la Nazione nel suo insieme».

Quindi il parlamentare non può accettare nessun tipo di direttiva quando esercita le sue funzioni (risulta difficile spiegarlo a coloro che fanno firmare contratti agli eletti ma noi ci proviamo lo stesso). Può e deve agire liberamente e nessun mezzo giuridico può costringerlo a rispettare eventuali accordi (no, neanche un contratto).

La sentenza numero 14 del 1964 ha stabilito che “il divieto del mandato imperativo importa che il parlamentare è libero di votare secondo gli indirizzi del suo partito ma è anche libero di sottrarsene; nessuna norma potrebbe legittimamente disporre che derivino conseguenze a carico del parlamentare per il fatto che egli abbia votato contro le direttive del partito”. I parlamentari possono quindi legittimamente abbandonare il gruppo passando da un partito all’altro, al gruppo misto o possono addirittura formare un nuovo gruppo parlamentare. Senza entrare troppo nel tecnico si pensi che in base ai regolamenti parlamentari di Camera e Senato il parlamentare può addirittura parlare in Parlamento a titolo personale in totale o parziale disaccordo con le posizioni del gruppo di appartenenza.

Il divieto di mandato imperativo è presente oggi in Francia, in Germania, in Spagna e in quasi tutte le democrazie rappresentative. Il mandato imperativo c’è soltanto in quattro paesi: Portogallo, Bangladesh, India e Panama. I grillini vogliono un divieto di “cambio di casacca” in parlamento. L’esempio portato è quello del Portogallo. Dove però si può uscire dalla maggioranza e votare contro il proprio partito. Il Parlamentare può uscire dal proprio gruppo, sovvertire una maggioranza di governo e farlo cadere, un po’ come votare da indipendente in linea con altri. Un piccolo errore per Luigi Di Maio, per uno che aspira a diventare il Presidente del Consiglio roba da pochi spicci.

Quindi il pensiero espresso da Di Maio ieri a Porta a Porta e da Beppe Grillo sul sacro Blog riguardo alla volontà del M5s di abolire il vincolo di mandato è incostituzionale. Nel nuovo statuto del M5s che si prepara al 4 marzo viene inserita una maxi-multa di 100 mila euro a chi osa dissentire e cambiare casacca. Rimane però sempre il tema di chi prende le decisioni. Grillo? Casaleggio? Il sacro blog o la piattaforma Rousseau?

Senza tanti giri di parole questa proposta non ha nessun fondamento nel nostro ordinamento. Esprime inoltre la volontà di reinserire un principio precedente alla Rivoluzione Francese. Spiegarlo a un partito che inserisce clausole contrattuali ai parlamentari che vanno in netta contrapposizione alla Carta costituzionale ci rendiamo conto sia molto difficile. Per ora ci auguriamo che Di Maio dopo il libro di grammatica possa sfogliare anche un libro di diritto. Convinti che la politica essendo arte complessa e sofisticata impone conoscenza e preparazione culturale.

 

valentinabombardieri

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