Ius soli e il peggio della politica: Grillo, Meloni, Gasparri

 

Il dibattito sullo ius soli ha un merito: sta mostrando sino a che punto la politica sia disinformata e riesca, contemporaneamente, a dare il peggio di sé. Prendiamo Beppe Grillo che da comico, ha comicamente affrontato la questione dal punto di vista del diritto internazionale. Prendendosi un paio di “ceffoni dialettici” dal commissario europeo alle migrazioni e agli affari interni, Dimitri Avramopoulos, il quale dopo aver ascoltato la lezione del Magnifico Rettore dell’Università a cinque stelle a proposito di un fantomatico ius europeum in virtù del quale dovrebbe essere Bruxelles a legiferare, ha risposto che la questione è chiaramente di “competenza nazionale” e che “non c’è alcuna legge dell’Unione che dice dopo quanti anni, o a quali condizioni, uno stato membro debba concedere la cittadinanza”.

Al di là del guano calpestato con sprezzo del pericolo e notoria faccia tosta, Grillo mostra una straordinaria spregiudicatezza politica. Infatti, ci sarebbe da capire come si coniuga l’antieuropeismo (molto mitigato negli ultimi tempi per necessità elettorali e ambizioni governative) che rappresenta un dato genetico (ancorché contestato da Luigi Di Maio che non si è mai preoccupato di smentire il giorno dopo quel che ha detto il giorno prima) del M5s evidenziato dalle numerose (e anche queste abbastanza infondate, costituzionalmente parlando) richieste di referendum sull’euro, con il ricorso alla “ragion legale europea” su una materia di chiara evidenza nazionale.

Grillo è, però, in ottima compagnia. Giorgia Meloni ad esempio, per segnalare in qualche maniera l’esistenza in vita del suo partito, Fratelli d’Italia, ha organizzato una manifestazione davanti a Palazzo Madama agitando un semplice slogan: “L’Italia a chi la ama. No ius soli”. Domanda: come si riconosce chi ama l’Italia? Salvini e i suoi ascari l’Italia l’amavano così poco che sino ad alcuni anni fa l’avrebbero trasformata in uno spezzatino. Forse non ricorda la Meloni che il suo attuale alleato voleva la secessione? Ama l’Italia chi dall’Italia voleva distaccarsi? O, piuttosto, ama l’Italia chi, essendo nato qui, desidera uscire da un limbo in cui di fatto nessuna cittadinanza gli viene riconosciuta o viene costretto ad accettare una cittadinanza che si collega solo alle ascendenze familiari ma è ormai estranea alla cultura acquisita e allo stile di vita seguito sin dalla nascita? E ancora: ama l’Italia chi silenziosamente prova a rivendicare un principio di civiltà o chi organizza in Parlamento gazzarre incivili?

All’appello, poi, in questa sorta di carnevale del pessimo gusto mancava Maurizio Gasparri, uno che si è sempre segnalato per la luminosità delle sue idee. E per fortuna ne ha avuto un’altra: “Questo ballottaggio dobbiamo trasformarlo in un referendum su questa legge”. Le amministrative? La scelta dei sindaci? In questa visione illuminata della politica una questione che attiene ai diritti della persona vale quanto un’opera fognaria o il rifacimento di un manto stradale. Quando si dice che al peggio non c’è mai limite, ecco che spunta Gasparri.

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