Macron, oltre destra e sinistra?

-di MAURIZIO BALLISTRERI-

C’è da giurare che adesso i “Macron cresceranno” nella politica italiana, Renzi e Berlusconi in testa, che magari già pensano a nuovi inciuci. Il neo-insediato presidente francese infatti, incarna il modello del politico post-moderno: mediatico e privo di riferimenti ideologici, al netto dei gossip sull’età della “premiére dame” e sui suoi presunti orientamenti sessuali.

Le elezioni francesi sembrano avere ulteriormente riscontrato il paradigma delle “due destre”, descritto tra gli altri dal sociologo Marco Revelli con grande efficacia e fondato su di una dialettica tra una destra cosiddetta “sovranista”, un tempo definita come nazionalista e plebiscitaria, e una destra liberista e globalista. Un paradigma che nelle recente elezioni americane, con la vittoria di Trump sulla Clinton ha avuto rappresentazione, anche se con esito diverso da quello francese.

Macron però, rappresenta una variante delle “Due destre”. E così in Francia la competizione per le presidenziali è avvenuta tra una destra sostenitrice della sovranità nazionale in nome di quei ceti sociali più penalizzati dal “pensiero unico” mondialista, con reminiscenze della “grandeur” transalpina e del gaullismo, e una proposta politica il cui leader è un tecnocrate “prestato alla politica”, in specie un banchiere che ha lavorato per Rothschild (una delle famiglie ritenute dai “complottisti” ai vertici del “governo occulto del mondo”), in cui gli interessi dell’establishment finanziario e capitalistico si legano al mantra dei diritti civili transnazionli, con qualche blando riferimento ai temi sociali per evitare conflitti collettivi. In questa nuova dialettica si è consumata la sostanziale scomparsa dalla scena politica francese dei socialisti, i quali abdicando alla loro funzione storica di forza di sinistra riformista in grado di candidarsi e di governare il paese in rappresentanza dei ceti popolari, come avvenne con Mitterrand, hanno perso il contatto con la realtà sociale e sono affondati, dando con Hollande un acritico sostegno a Macron, come del resto è avvenuto con il Pasok in Grecia, mentre il sostegno alle politiche di stampo mercatistico, hanno messo in crisi il Labour Party in Gran Bretagna e i socialisti in Spagna e consegnato la Spd, all’ordoliberalismo della Merkel, per tacere dell’Italia in cui il Pd di Renzi ha promosso (contro)riforme economiche e sociali di impronta liberista, dal Jobs Act alla cosiddetta “Buona scuola”, bocciate dai cittadini nel voto per il referendum costituzionale, che ha impedito per il momento la deriva oligarchica all’Italia.

Con Macron sembra profilarsi una nuova omologante area politica, senza coordinate storico-culturali legate alle ideologie del Novecento, per il governo di un’Europa il cui cuore è quello di banche e finanza sotto la protezione del “IV Reich” di Frau Merkel, mentre le politiche di accoglienza dei migranti finiscono per legarsi ad una sorta di cosmopolitismo di mercato e non all’autentica solidarietà predicata da Papa Francesco: altro che la ripresa del Manifesto di Ventotene a cui nel suo “sermone” domenicale ieraticamente Eugenio Scalfari non manca di riferirsi, visto che quel modello di federalismo europeo niente altro era che un’ipotesi di socialismo democratico, anche dai tratti collettivistici.

Niente più sinistra riformista e di governo dunque?: quella che Norberto Bobbio efficacemente riassumeva così: “una politica egualitaria è caratterizzata dalla tendenza a rimuovere gli ostacoli (per riprendere l’espressione del già citato articolo 3 della nostra Costituzione)…”?

Attenzione però, alle hegeliane “dure repliche della Storia”!

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