“Morire per l’Europa. Le storie dimenticate di cinque pionieri dell’unità europea durante il fascismo” (Arcadia Edizioni), il nuovo libro del direttore scientifico della Fondazione Nenni Antonio Tedesco.
Uscirà, in tutte le librerie domani, a pochi giorni dalle elezioni europee e in un momento in cui il dibattito sull’identità e sul futuro dell’Europa è più acceso che mai. “Morire per l’Europa” ci invita a riflettere sulle radici profonde dell’ideale europeista e sulla necessità di difenderlo e promuoverlo anche nel contesto attuale.
La trama narrativa, ricca di suggestioni, evidenzia, come rileva nella bella prefazione Maurizio Ridolfi, «il nesso intrinseco tra l’antifascismo e l’orizzonte federalista europeo negli anni tra le due guerre mondiali».
L’autore, grazie alla consultazione di materiale inedito, privilegia cinque biografie di antifascisti democratici, di culture politiche diverse (anarchiche e repubblicane, gielliste e socialiste), impegnati nel campo di riflessione e d’azione europeista.
Il primo capitolo è dedicato al capitano dell’Esercito italiano Marcello Pasquale, finora sconosciuto, che nel 1938 costituisce a Tripoli, con la complicità di quindici soldati (poi tutti tratti in arresto), l’associazione sovversiva “Europa”, con l’obiettivo di «lottare fino alla morte» per l’unificazione politica ed economica dell’Europa. Poi, l’autore indaga le vicende di Giorgio Braccialarghe (anarchico, poi repubblicano, tra i fondatori del Movimento Federalista Europeo), Libero Battistelli (precoce europeista, morto durante la Guerra civile in Spagna), Eugenio Colorni (socialista, coautore del Manifesto di Ventotene, ucciso dai fascisti pochi giorni prima della Liberazione di Roma) e Mario Pistocchi (autore del libro Le Destin de l’Europe che, però, nel 1941 tradirà la causa europeista cedendo alle lusinghe dell’ovra). Si tratta di protagonisti dell’antifascismo e dell’europeismo italiano, poco noti o dimenticati, che tra le due guerre mondiali e durante la Resistenza hanno lottato non solo per liberare l’Europa dai totalitarismi, ma per unire in una Federazione democratica gli Stati del Vecchio Continente e porre fine ai nazionalismi, agli imperialismi e ai conflitti.
Un’avvincente riflessione storica che apre uno squarcio sull’attualità politica.
