Russiagate, tutti gli uomini del presidente


 

-di MAGDA LEKIASHVILI-

Mentre i sondaggi pronosticavano Hillary Clinton sulla poltrona presidenziale, i risultati delle elezioni negli Stati Uniti facevano nascere una nuova realtà politica. Gli americani hanno deciso di affidare il proprio destino al candidato repubblicano Donald Trump. Le indiscrezioni sulle interferenze della Russia nelle elezioni statunitensi diventano insistenti per la prima volta già durante la presidenza di Barack Obama, nel pieno svolgimento della campagna elettorale. Immediatamente dopo i risultati definitivi, la vecchia amministrazione manifestò il convincimento che Vladimir Putin, con l’aiuto di hacker, avesse agito con manovre di hackeraggio contro la Clinton per favorire Donald Trump. Lo scandalo politico che ne è derivato è stato definito Russiagate coinvolgendo direttamente anche il presidente statunitense attualmente in carica. Secondo il senatore John McCain, repubblicano come Trump, lo scandalo sarebbe grave quasi quanto il Watergate, che portò alla richiesta di impeachment e alle dimissioni dell’allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. Un destino che si potrebbe ripetere con Trump. Un deputato del partito democratico Brad Sherman si è già richiamato alle norme sull’impeachment e promette percorrere quella strada sino in fondo.

Le domande sono ancora senza risposta, anche se l’argomento finisce inevitabilmente al centro dell’agenda di ogni importante incontro internazionale, tanto quelli che riguardano i presidenti degli Stati Uniti e della Russia, quanto quelli che coinvolgono gli altri leader europei. Ultimamente, durante il colloquio privato tra Trump e Putin, al G20, il leader russo ha richiesto delle prove chiare a conferma delle accuse della Casa Bianca. Prove non ancora fornite e la cui ricerca è stata affidata alle intelligence dei rispettivi paesi.

Del coinvolgimento russo nelle elezioni presidenziali non ha dubbi Hillary Clinton, secondo la quale è stata la Russia ad alimentare la campagna di notizie false che hanno condizionate le scelte degli elettori. Per sostenere Donald Trump, la Russia avrebbe usato attacchi informatici forzando i computer del partito democratico. Dopo di che avrebbe diffuso informazioni e documenti importanti per danneggiare la reputazione della Clinton.

La lista dei protagonisti coinvolti nel Russiagate, sia da parte statunitense che russa, è corposo, e coinvolge gli entourage dei presidenti Trump e Putin. Come per esempio il figlio, la figlia e il genero di The Donald che hanno stretti legami con il mondo del business russo.

Al centro delle ultime notizie sta l’avvocatessa Natalia Veselnitskaya e il suo incontro con il figlio del presidente, Donald Junior, avvenuto nel giugno del 2016. Veselnitskaya non è un funzionario del governo, ma un’avvocatessa privata, famosa principalmente per i rapporti con Denis Katsyv, un uomo d’affari, suo cliente da qualche anno, accusato di una frode fiscale scoperta dall’avvocato Sergei Magnitsky (1). La Veselnitskaya ha organizzato negli Stati Uniti una campagna diretta a smontare l’accusa contro Katsyv e a cancellare le sanzioni del “Magnitsky Act” contro i funzionari russi. Anche nel giugno del 2016 il suo viaggio a New York, ufficialmente, aveva come obbiettivo la difesa di Katsyv. Al Cremlino negano ogni tipo di coinvolgimento in questo incontro e dicono che non hanno mai sentito parlare dell’avvocatessa. Quindi, la domanda che sorge è come sia riuscita ad avere una riunione alla Trump Tower durante la campagna presidenziale e perché sia stata presentata a Trump Jr come rappresentante del governo russo.

A pubblicare le email nelle quali Veselnitskaya si presenta come avvocatessa del governo russo e nelle quali dichiara di avere informazioni in grado di danneggiare Hillary Clinton, è stato proprio Donald Trump Jr. Il figlio del presidente spiegando che le notizie avute dall’avvocatessa erano vaghe, ambigue e senza senso, quindi inutilizzabili. Prima della pubblicazione delle email, Veselnitskaya aveva negato di essere andata all’incontro alla Trump Tower per riportare informazioni segrete sulla campagna elettorale della Clinton. Inoltre, negava di aver mai lavorato per il governo russo.

Quest’incontro fra i due, comunque, non è stato il primo. Si conoscevano già dal 2013, quando la famiglia di Trump stava “esportando” nella capitale russa il concorso di bellezza di Miss Universo. Il partner di Donald Trump in questo affare è stato Aras Agalarov, businessman russo/azerbaigiano con rapporti stretti con il presidente Vladimir Putin. Trump e Agalarov avevano anche progettato di costruire insieme una Trump Tower a Mosuo sca. Il nome e quello del figlio Emin Agalarov (cantante pop russo), spuntano nello scandalo Russiagate. Una delle email (del 3 giugno 2016), pubblicata da Trump Jr, riporta che Emin è stato contattato da un alto funzionario del governo russo, anzi dal “procuratore della corona della Russia” (Russia’s crown prosecutor), Yuri Chaika, tra l’altro, anch’egli amico dell’avvocatessa Veselnitskaya, per dare una mano a Trump nella campagna elettorale, fornendo informazioni segrete sul contro di Hillary Clinton. Dopo uno scambio di email, gestito da Rob Goldstone, promoter musicale di Emin, viene fissato un appuntamento per il 9 giugno 2016 fra l’avvocatessa e Trump Jr.

Chi è Yuri Chaika, la potenziale fonte di informazioni su Clinton? In Russia non esiste una posizione come “procuratore della corona”, ma Chaika è il procuratore più potente. L’oppositore politico del presidente Putin, Alexei Navalny, nel 2015 ha denunciato Chaika e la sua famiglia di corruzione. Su internet appare anche un filmato su di lui in cui gli attivisti della fondazione anti-corruzione di Alexei Navalny raccontano di aver indagato per circa nove mesi sugli interessi commerciali dei suoi figli. Nonostante le accuse di Navalny, Vladimir Putin gli ha rinnovato il mandato di procuratore generale della Federazione Russa. Gli uomini di Putin garantiscono che le accuse formulate da Navalny non sono credibili poiché non coinvolgono personalmente il procuratore generale, ma i suoi figli.

Mercoledì scorso nel suo blog Alexei Navalny scrisse: “Sembra molto plausibile. Non dubito che il collegamento Chaika – Agalarov avrebbe potuto essere utilizzato da Putin (o dai servizi di sicurezza) per i contatti con Trump e per trasmettergli informazioni attraverso un canale fidato”.

L’avvocatessa Veselnitskaya non risponde alle domande sui sui rapporti con Chaika e Agalarov. Nè ha risposto alla domanda su chi abbia pianificato e organizzato l’incontro alla Trump Tower.

Coincidenze? Tutto sarà valutato durante le indagini. Sarà valutato se siano stati commessi reati da parte delle persone molto vicine al presidente Trump e quali provvedimenti verranno presi. Al memento è sicuro che non si parla di impeachment del presidente (anche se è stato richiesto da parte di Brad Sherman, membro del partito democratico).

(1) Sergei Magnitsky, un avvocato russo che conduceva una battaglia anti-corruzione in Russia e che denunciò un intero gruppo di alti ufficiali di polizia per una frode da più di 230 milioni di dollari. Per fermare Magnitsky, lo imprigionarono morendo in carcere in circostanze ancora non chiare nel 2009. Nel dicembre 2012 il presidente statunitense Barack Obama firmò il cosiddetto “Magnitskt Act”, legge che impone restrizioni finanziarie e di ingresso in territorio americano ai cittadini russi considerati responsabili di abusi e violazioni dei diritti umani.

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