Tra Putin ed Erdogan le “spine” del Caucaso


 

-di MAGDA LEKIASHVILI-

Georgia, Turchia ed Azerbaigian nel mese di giugno e settembre 2017 effettueranno esercitazioni militari. La Russia sembra essere infastidita. Pensava che l’interesse della Turchia riguardasse anzitutto l’Europa, come membro dell’alleanza atlantica e il Medio Oriente, ritenendo sempre il Caucaso come il suo Backyard. Tuttavia, si scopre che non solo Mosca ha attrazioni verso il Caucaso. Tormentati da quest’idea, gli opinionisti russi esprimono le loro paure parlando con Ria Novosti (Agenzia di stampa). Secondo loro la Turchia si sta allontanando dal percorso europeo e sta diventando uno dei principali giocatori del Medio Oriente, così come dello spazio post-sovietico.

Negli ultimi anni le regioni che circondano il Caucaso sono state colpite da instabilità e conflitti. La Russia non mostra alcuna intenzione tornare indietro a proposito della annessione della Crimea nonostante le sanzioni punitive dell’Occidente. Il caos e la violenza regnano in Siria e gli scontri sono aumentati in Iraq e in Libia. I conflitti hanno richiamato migliaia di combattenti islamici dal Caucaso settentrionale per aderire allo Stato islamico in Siria, provocando enormi flussi di migranti e rifugiati in Turchia e non solo. Contrariamente a questo contesto regionale, il Caucaso meridionale – costituito dai tre stati post-sovietici dell’Armenia, dell’Azerbaigian e della Georgia – potrebbe essere un esempio di stabilità relativa. Non è affatto così. Il conflitto congelato sul Nagorno – Karabakh, fra Armenia e Azerbaigian, ha toccato alti livelli tensione nonostante la firma del cessate del fuoco nel 1994. In Georgia, invece, la crescita delle tensioni è stata determinata dal fatto che la Russia sta ridisegnando unilateralmente i confini delle repubbliche secessioniste dell’Ossezia del Sud e dell’Abchazia attraverso un processo di “annessioni striscianti”.

Tutto è un grande gioco geopolitico, dove la Russia definisce se stessa come l’elemento fondamentale. E quindi, che cosa la preoccupa? Proprio la Turchia.

Il principale alleato della Turchia nella regione è l’Azerbaigian. Tra i paesi è stato stretto un partenariato militare e politico (basti pensare alla posizione di Ankara che prende le difese di Baku nel conflitto del Nagorno – Karabakh). Inoltre, i turchi e gli stessi azeri si definiscono come popoli fratelli.

La Georgia è alleato strategico dei due paesi (Turchia e Azerbaigian), sotto il profilo degli interessi collegati a idrocarburi e derivati: basti pensare alla recente realizzazione di opere come l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum, pensate per convogliare le risorse azere in Turchia per distribuirle poi in Europa. Il Cremlino utilizza la propria rete di alleanze per ostacolare e ritardare la realizzazione dei progetti, in particolare attraverso l’Armenia.

Mosca è osserva anche con attenzione l’evoluzione dell’appoggio politico degli Stati Uniti nei confronti della Georgia e considera la situazione come un romanzo che dura tanto e non porta risultati. Al centro dell’interesse russo il contributo americano per formare i militari georgiani e la partecipazione delle truppe georgiane nelle missioni di pace in Afganistan. Con questo aiuto americano in teoria la Turchia può spingere la Russia fuori del Caucaso, ma per Mosca tale ipotesi è estremamente improbabile.

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