Le parole d’autore di Nenni: omertà

image-di FRANCESCA VIAN

Nenni estende il significato di omertà, da termine strettamente legato alla lingua della malavita, al linguaggio comune, e in particolare alla politica.

Dopo un mese dalla marcia su Roma, scrive: “Non sarebbe privo di qualche interesse indagare se i partiti borghesi siano giocati dal governo, o se questo da quelli. Forse i partiti tentano di soffocare fra le rose quella che è stata chiamata, e non è, la rivoluzione fascista. Forse il governo calcola già il beneficio che può trarre, in caso d’insuccesso, da tanti anticipati consensi e conta di mutarli in una omertà ascaresca” (Avanti!, 29 novembre 1922, ripubblicato in La battaglia socialista contro il fascismo, 1977).

Dopo il delitto Matteotti, Nenni scrive: “Il paese intuisce che l’azione della giustizia è inceppata e arrestata da potenti pressioni dall’alto; (…) dall’omertà che lega reciprocamente coloro che sanno, ma non posson parlare perché sarebbero nell’istesso tempo accusati e accusatori” (Avanti!, 6 luglio 1924, ripubblicato in La battaglia socialista contro il fascismo, 1977).

La parola omertà è stata registrata in Italia come voce regionale della malavita nella seconda metà dell’Ottocento; l’uso esteso della parola per ‘intesa tacita o formale fra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale’ è stata assegnata a Nenni anche dal Nuovo Dizionario etimologico della lingua italiana a cura di M. e M. A. Cortellazzo (1922), in seguito a una nota su Lingua Nostra (Vian, 1992).

L’etimologia è discussa: la parola, nel Regno delle due Sicilie, potrebbe essere derivata dal latino humilitāte(m), umiltà, nascendo allora in ambiente napoletano (umĕrtà); oppure è di origine siciliana: significa allora “omineità”, caratteristica di “essere uomo”, a sua volta derivata dal corrispondente “hombredad” spagnolo: deriverebbe, in questa ipotesi più da hombre che da omu.

Nemmeno nei tragici rivolgimenti del 1944, Nenni può dimenticare l’anniversario della morte di Matteotti e l’omertà che il Vento del Nord doveva spazzare via: “Giacomo Matteotti non fu il solo ad ergersi contro la legge dell’omertà” (Avanti!, 11 giugno 1944, ripubblicato in Vento del Nord, 1978).

In altre occasioni, Nenni utilizza “una specie di omertà”, segnale che egli sapeva di trasferire la voce ad un altro contesto, rispetto a quello usuale.

Ho trovato proprio in questo blog la parola omertà anche in un discorso del 1974, in occasione del referendum sul divorzio, anche se la forza dirompente della parola è attenuata rispetto al passato: “Negli ultimi giorni i fatti hanno squarciato il velo dell’omertà e delle ipocrisie che hanno contrassegnato le successive fasi del referendum”. (https://fondazionenenni.blog/2016/05/12/nenni-e-il-divorzio-un-no-per-la-democrazia/ 1974).

L’omertà è una bestia complicata anche in questi primi anni Venti, ma già il grande Giuseppe Scalarini ne aveva delineato i tratti essenziali nella vignetta del 19 dicembre 1920 (tratta da Mario De Micheli, Scalarini): una chela è costituita dagli Agrari, la seconda tenaglia dagli Industriali. Lo scorpione tiene in bocca una bandiera italiana: la patria si vende sempre bene. Le ghiandole velenifere sono una “sacca” di denaro, da cui parte l’aculeo incurvato per iniettare il veleno: il pungiglione è il pugnale fascista.

Il fascismo avvelena. Ma cosa c’è dietro?

A scoperchiare l’omertà, Scalarini e Nenni sono finiti in esilio. C’è la possibilità di uscire da questa “hombredad” che non è affatto indice di umanità o “caratteristica di uomini”, oppure da questa humilitāte(m) che non è affatto “umiltà”?

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