Ma restano deboli le leadership europee

europea

-di SANDRO ROAZZI-

Italia e Germania a quanto pare è già cominciata senza aspettare sabato. Ci pensa la Merkel a lanciare un avviso all’Italia sulla flessibilità concessa per favorire la crescita. Ed alludendo allo stato delle banche ha lanciato il suo altolà: “non possiamo ridiscutere ogni due anni le regole del settore bancario”. Regole che la Germania non ha rispettato nel 2003 è la pronta replica di Renzi che ricorda come il sistema bancario è stato messo in sicurezza e il governo non va a caccia di deroghe: “ci sono  spazi per fare tutto ciò che serve al nostro Paese”. Palla al centro allora, per vedere chi sarà capace di …andare avanti. E per fortuna che la cancelliera tedesca aveva sostenuto al termine del vertice fra i 27 che la situazione era grave: “dobbiamo creare occupazione, creare crescita e aumentare la competitività”. Insomma il problema è in casa nostra e si presume che si debba agire in un regime di forte coesione.  Il documento finale dei 27 non si discosta da questa impostazione ribadendo che non ci saranno negoziati con Londra prima della notifica del risultato del referendum ai sensi dell’art.50 del Trattato. Poi l’auspicio è che tutto si consumi in fretta per evitare incertezze.

I mercati hanno già scontato questo esito, come al solito, e risalgono la corrente in attesa dell’autunno. Forti più dell’atteggiamento delle Banche centrali che delle dichiarazioni di una politica che ancora una volta fatica a trovare quel colpo di reni che servirebbe per dirla con la Merkel in una situazione “molto particolare”. Il nervosismo tedesco fa il paio con alcuni commenti che circolano in questi giorni e che già prevedono una Europa a più velocità, un modo brevettato per favorire alla lunga nuovi (e imprevedibili) passi indietro. Bisogna vedere se il promesso  potenziale di novità riuscirà a fare più crescita insieme ma se anche , come  occorre, sarà il primo passo per riconciliare gli europei con l’idea di Europa. E quindi una svolta in grado di preparare il terreno a nuove regole, meno burocrazia,  più speranze ma non figlie di una inutile retorica ufficiale.

In questo momento lo spocchioso Farrage è isolato; lo si è visto nel Parlamento di Strasburgo, isterie di Junker a parte. Ma le voglie antieuropee non sono cessate. Scommettono soprattutto sulla debolezza delle leadership europee. Si prenda la Francia: quanto conta davvero Hollande, come fa ad essere autorevole in quella sorta di direttorio con Berlino e Roma se perde consensi in Patria? Lo stesso Renzi che pure mostra piglio è atteso a prove difficili. Pare inutile incollare  valori sull’Europa che invece dovrebbero essere prerogativa vitale di forze e movimenti che le danno forma politica e sociale. Una domanda su tutte: dove è finito il riformismo che si batte contro le diseguaglianze?

 

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