Ricordando Pietro Larizza

– di ROMANO BELLISSIMA –

Nei giorni scorsi è venuto a mancare Pietro Larizza, segretario generale della UIL dal 1992 al 2000, uno dei periodi storici più complessi e difficili per il sindacato e per l’intero Paese. Già il dovere sostituire Giorgio Benvenuto che da 16 anni era stato il leader incontrastato della Uil e che aveva conquistato, con la sua autorevolezza, l’affetto degli iscritti, la stima delle altre Organizzazioni sindacali e delle controparti era un’impresa ardua.

Per nessuno sarebbe stato facile sostituire un leader come Giorgio Benvenuto, tanto meno per Pietro Larizza che aveva un carattere più burbero, determinato, meno accattivante del suo predecessore, eppure, è proprio grazie a questo suo temperamento forte e rassicurante che gli permetterà in breve tempo, di prendersi la scena e conquistare stima e rispetto, non solo dentro la UIL, ma anche nelle altre due Confederazioni, la Cgil e Cisl, e nelle controparti pubbliche e private, fino a diventare punto di riferimento del sindacalismo italiano.

Come accennavo prima Larizza arriva al vertice della UIL in un periodo particolarmente difficile del Paese: l’inchiesta giudiziaria “mani pulite”, partita dalla procura di Milano nel 1991, si estende rapidamente a tutto il territorio nazionale, travolgendo il sistema dei partiti e i suoi dirigenti. In questo clima di caccia alle streghe non mancarono i tentativi di coinvolgere la UIL nell’inchiesta ed è proprio grazie al coraggio e alla determinazione del segretario Larizza che l’Organizzazione ne uscirà indenne da quei tentativi. Intanto il Paese precipita in una grave crisi economica: la lira esce dallo SME non potendo più reggere il rapporto di cambio con le altre divise europee.

Il 23 maggio 1992, sull’autostrada Trapani – Palermo, all’altezza di Capaci, in un attentato della mafia, vengono fatti saltare in aria da una violenta esplosione le auto su cui viaggiavano, il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta, Antonio Montanaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani, uccidendoli, mentre gli altri componenti della scorta se la caveranno con ferite più o meno gravi, numerosi i feriti, circa una ventina, tra gli automobilisti che casualmente transitavano in quel tratto di autostrada.

Il 28 maggio il parlamento riunito in seduta congiunta elegge Oscar Luigi Scalfaro nuovo Capo dello Stato. La politica ha voluto dare un segnale rassicurante al popolo italiano eleggendo il magistrato Scalfaro a capo dello Stato.

Purtroppo mentre nel Paese non si sono ancora spente le proteste e le manifestazioni di cordoglio per l’assassinio del giudice Falcone, di sua moglie e degli uomini della scorta, dopo soli 57 giorni dal tragico attentato, il 19 luglio 1992, ancora a Palermo, un nuovo attentato mafioso fa saltare in aria uccidendoli, il giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, prima donna poliziotto ad essere uccisa in un attentato di mafia. Il Paese è molto scosso, impaurito, disorientato, i due giudici che rappresentavano la legalità, la lotta alla mafia erano stati eliminati. La situazione sociale del Paese è disastrosa, l’occupazione e l’economia in caduta libera, così come la fiducia nelle istituzioni.

Giuliano Amato, Presidente del Consiglio dei Ministri, convoca le parti sociali per un accordo che riporti l’economia italiana sotto controllo per evitare che l’Italia rimanga esclusa dalla moneta unica europea con gravi conseguenze per la sua credibilità sui mercati internazionali. Fra i provvedimenti principali per il pareggio di bilancio si ricordano una manovra finanziaria da 100.000 miliardi di lire, la più elevata della storia, e il prelievo forzoso del 6 X mille dei conti correnti bancari nella notte di venerdì 10 luglio 1992. Fatti che danno l’idea della gravità della situazione in cui si trovava l’Italia.

La trattativa tra governo e parti sociali procede con molte difficoltà, la maggioranza di governo vacilla, anche per l’opposizione del PDS. La stessa situazione si ripropone nel sindacato, la Cgil non è favorevole all’accordo ed è qui che emerge la personalità di Pietro Larizza che decide e convince tutti ad andare avanti per salvare il Paese. Così il 31 luglio 1992, dopo una trattativa estenuante, il Governo presenta alle parti sociali, per la ratifica, il verbale d’intesa sul costo del lavoro.

Il primo agosto, viene firmato l’accordo e Bruno Trentin dopo la firma si dimette da segretario generale della Cgil in seguito alle critiche della sua organizzazione. Il 2 settembre, dopo un lungo dibattito, il direttivo della Cgil approva l’accordo e Trentin ritira le dimissioni. Tutti riconoscono il grande ruolo svolto da Larizza nel corso della trattativa. La stessa cosa si ripeterà col governo Ciampi per realizzare l’accordo del 23 luglio 1993 sulla concertazione, o anche quello col governo Dini sulla riforma delle Pensioni, dove Larizza pone con decisione il tema della parità uomo donna.

Per ricordare l’operato di Pietro Larizza come sindacalista non basterebbe un intero volume; egli è stato davvero un grande leader del sindacato con una visione riformista che lui amava definire “Sinistra Sociale”.  Sul versante interno avviò una riforma organizzativa attraverso un processo di accorpamenti di categorie diverse per meglio cogliere i cambiamenti intervenuti nel sistema produttivo del Paese: un esempio positivo è stata la costituzione della federazione dell’energia, unificando la categoria dei chimici con quelle del petrolio, dell’acqua, del gas e dell’energia elettrica, seguite da tante altre unificazioni che hanno dato maggiore razionalità al modello organizzativo della Uil. Voglio concludere queste mie brevi riflessioni con un ricordo che mi ha fatto riflettere molto. Nel settembre del 2002 la UIL, su invito del sindacato cinese, si reca in Cina con una delegazione, di cui faccio parte anch’io, guidata da Luigi Angeletti che era succeduto a Larizza al vertice della UIL. Giunti a Pechino e accompagnati dall’Ambasciatore d’Italia in Cina Paolo Bruni, abbiamo incontrato il Presidente del sindacato Cinese, Acftu – All China Federation of Trade Unions – che è uno dei 5 membri del bureau politico del Partito Comunista Cinese, cioè una delle massime autorità della Cina. Il Presidente Wei Jianxing nel rivolgerci il saluto di benvenuto ha voluto ricordare l’antica amicizia tra Cina e Italia, “due Paesi di storia e cultura millenaria”, ricordando anche il ruolo svolto da Marco Polo nello sviluppo della conoscenza della cultura dei due Paesi. Il presidente conosce molto bene il contributo dell’Italia allo sviluppo della Cina in tempi più recenti e, in particolare, il ruolo svolto dalla UIL e dal Segretario Pietro Larizza per favorire occasioni di dialogo e di confronto costruttivo nelle diverse sedi nazionali e internazionali. E di questo ha voluto ringraziarci. Larizza era un uomo schietto e leale e amava dire quello che pensava in ogni circostanza.

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