Quel vagone che racchiude la storia di due guerre mondiali: gli armistizi di Compiègne

-di GIULIA CLARIZIA-

 A Compiègne, a poco meno di cento chilometri a nord di Parigi, è conservata la copia di un famoso vagone ferroviario che racchiude in sé la storia delle due guerre mondiali.

Nella omonima foresta adiacente alla cittadina, la notte dell’11 novembre del 1918, l’impero tedesco firmò l’armistizio che segnava la resa alle potenze della triplice alleanza. Era il principio di quella pace punitiva che, secondo molti, creò le condizioni profonde per lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Furono i francesi a stabilire il luogo e le modalità della firma, guidati dal revanchismo che faceva ancora pensare all’umiliante fine della guerra franco-prussiana. Nel 1871, infatti, la Francia di Napoleone III aveva subito la proclamazione della vittoria prussiana nella Galleria degli Specchi della reggia di Versailles, simbolo dei fasti dell’antico regime. Allora, quando nel 1918 il Secondo Reich si trovava ormai costretto a cedere, i francesi cercarono vendetta nel costringere i tedeschi alla firma dell’armistizio nella carrozza 2419 D del della Compagnie Internationale des Wagons Lits, alle cinque del mattino, nella foresta di Compiègne, dopo aver condotto simboliche trattative con ufficiali di basso rango. Francesi e tedeschi ebbero una diversa percezione dell’episodio. Secondo i vincitori, la scelta di un luogo riservato come la foresta di Compiègne, era volta ad evitare l’umiliazione degli sconfitti. I tedeschi lessero al contrario in quella firma un’onta che doveva essere lavata via, complici le dure condizioni di resa confermate successivamente con il trattato di Versailles.

Per celebrare la vittoria francese, il vagone fu esposto presso la Cour des Invalides, a Parigi. Tuttavia, era destinato a tornare nella radura che lo aveva ospitato nel 1918.

Quando la Francia cadde sotto l’invasione nazista, nel 1940, Hitler ordinò che le modalità della firma dell’armistizio che sanciva la resa senza condizioni dell’esercito francese, riprendessero passo dopo passo quelle dell’armistizio che aveva posto fine alla prima guerra mondiale.

Il preambolo di quello che divenne il secondo armistizio di Compiègne attestava esplicitamente la volontà tedesca di vendicare la profonda umiliazione subita:

“Nel novembre del 1918 le forze armate tedesche hanno deposto le armi confidando nelle assicurazioni date al Reich tedesco dal presidente statunitense Wilson e confermate dagli alleati (…). Ma la violazione delle promesse solennemente date ebbe inizio all’atto stesso dell’arrivo della commissione d’armistizio tedesca. Cominciò così l’11 novembre 1918 in questo stesso treno il calvario del popolo tedesco. Ebbero così inizio da qui tutto il disonore e l’umiliazione, le sofferenze umane e materiali che potevano essere inflitte a un popolo (…). Ora è venuta la decisione delle armi, la Francia è vinta, il governo francese ha pregato il governo del Reich di rendergli note le condizioni tedesche per un armistizio. Il fatto che per ricevere queste condizioni sia stata scelta la storica foresta di Compiègne si deve alla volontà di estinguere una volta per sempre, con questo atto di giustizia riparatrice, un ricordo che per la Francia non è certo una pagina di gloria della sua storia e che dal popolo tedesco fu avvertito come l’onta più profonda di tutti i tempi”.

Nel 1918, non era stato il comandante in capo delle armate Alleate Ferdinand Foch a firmare l’armistizio. Egli aveva lasciato il vagone prima della firma. Allo stesso modo, Hitler, che nel 1940 occupava il posto preso da Foch ventidue anni prima, lasciò firmare in sua vece il generale Keitel, in segno di sdegno.

Era il 22 giugno del 1940, e la Francia sarebbe stata divisa nella zona occupata direttamente dai tedeschi a Nord, e nella zona affidata al governo fantoccio di Philippe Pétain, a Vichy, nel sud.

Quel vagone che negli anni precedenti aveva rappresentato la vittoria dei francesi a Parigi, fu trasferito a Berlino, per simboleggiare la nuova pagina della sua storia. Ma ebbe vita breve. Le sue tracce sono andate perdute contestualmente alla sconfitta del Reich, nel 1945. Leggenda vuole che furono gli stessi tedeschi a distruggerlo, temendo che – ancora una volta –  il vagone sarebbe stato protagonista della loro resa.

 

#progettograndeguerra
#centenariograndeguerra

giuliaclarizia

Rispondi