A proposito di Europa

-di BRUNO BUGLI-

Con la formazione del nuovo governo si è chiusa per il paese una situazione convulsa, complessa, piena di pericoli, i cui prodromi non hanno mancato di manifestare la loro infausta potenzialità.

Naturalmente, l’insediamento del nuovo governo non è di per se motivo sufficiente per cambiare il clima di pesantezza che si respira, con diversa intensità in tutta Italia. Molto dipenderà da ciò che il governo farà, soprattutto nei prossimi tre mesi.

Ma per un nodo di fondo che ha interessato tutte le formazioni politiche negli ultimi tempi, con una forte riverberazione sui madia, quello ciò dell’utilità o meno di restare in Europa e di mantenere l’euro quale moneta unica, occorre esprimere una posizione ferma e chiara, al di fuori di dispute elettorali.

L’Italia senza l’Europa non ha futuro e uscire dall’euro è pura follia.

Questo assunto non vale solo per noi: qualunque altro paese europeo, a partire dalla grande Germania da solo non va da nessuna parte.

La globalizzazione imperante che assevera il mondo per entità sempre più grandi delle dimensioni rapportabili a continenti, relega le singole nazioni ad un ruolo assolutamente marginale e poco incisivo.

Ecco perché per noi l’Europa rappresenta un baluardo significativo ed importante ed ecco perché è necessario che adegui e migliori la propria organizzazione, gli strumenti operativi, l’autorevolezza, la difesa dei più importanti obiettivi costitutivi quali libertà, solidarietà, dignità, cittadinanza, giustizia.

Ulteriore obiettivo sul quale occorre accendere i riflettori è la lotta alle diseguaglianze, sempre più accentuate negli ultimi lustri.

Quindi non lotta all’Europa, madre di tutti i mali, ma contributo autorevole e costante a modifiche che la rendano più attenta ai problemi che la società odierna sistematicamente propone.

Questa proiezione nel futuro non ci deve far dimenticare tuttavia ciò che esiste oggi: sono pochi coloro che nel nostro paese conoscono le regole, le opportunità, le potenzialità che offre l’Europa.

Numerosi altri paesi, non necessariamente più grandi o economicamente più forti di noi, hanno programmato per tempo una partecipazione a vari livelli nella sede di Bruxelles, assicurando una presenza costante nelle commissioni dove si decidono le politiche e, quindi, riuscendo ad incidere sulle medesime.

L’Italia si caratterizza spesso per scarsa presenza e per carenza di mandato politico, pronta a criticare le decisioni che vengono assunte, volte, secondo questi critici, a favorire questo o quel paese.

La qual cosa, in alcune circostanze, può anche essere vera, ma le battaglie non si vincono con tardive recriminazioni, ma con una partecipazione costante, con idee da proporre, con dirigenti validi che ci rappresentino negli snodi significativi della catena decisionale.

Nel prossimo futuro ci attendono tutta una serie di appuntamenti importanti nei quali sarebbe enormemente opportuno che fossimo presenti con proposte chiare, rispetto alle quali ricercare tutte le possibili alleanze con gli altri paesi.

Sul piano istituzionale, le proposte che dovrebbero essere discusse ed approvate nei prossimi mesi, dovrebbero basarsi sulla rifondazione dell’Europa che consideri e ponga il cittadino al centro della propria attività politica sociale e culturale.

Populismo, sovranismo e tanti altri ismi, sono locuzioni che sarebbero prive di significato e contenuto se gli organismi europei si muovessero sulla base di una programmazione democratica, partecipata, vicina ai problemi della gente, abbandonando quella nefasta politica dell’austerità che ha creato solo danni.

Ed allora un parlamento autorevole, espressione diretta di tutte le popolazioni europee, con una vocazione all’integrazione che deve progredire il più rapidamente possibile.

Una Commissione che sia messa in condizione di poter operare, senza il forte e prepotente condizionamento dei governi e dei capi di stato.

Insomma ogni sforzo per uscire dall’immobilismo in cui versa l’Europa, attrezzandosi per far fronte al disagio crescente che si manifesta, con accenti diversi, pressoché in tutti i paesi.

Naturalmente i problemi e le aspettative hanno connotazioni diverse fra paese e paese e sono figli di storie e tradizioni sedimentate nel corso dei passati decenni.

Tuttavia un blocco di questioni non possono essere ignorate da nessuno, pena il progressivo sfaldamento dell’Europa con conseguenze disastrose per le generazioni future.

Un elenco sintetico e quindi non esaustivo:

  1. a) Realizzare la convergenza fiscale del bilancio e il mercato dei capitali

  1. b) Regolazione dei flussi migratori con attuazione di misure di sicurezza, all’interno di una politica che valorizzi la cultura, l’innovazione, la ricerca, le compatibilità ambientali.

  1. c) Incremento progressivo delle scelte a favore dell’integrazione democratica quale elemento propedeutico all’unione politica dell’Europa.

Il tutto potato avanti ponendo al centro di ogni iniziativa politica, economica e sociale l’essere umano, con i suoi problemi con le sue aspirazioni con i suoi valori.

Certo non facile: ma forse, evitando di immaginare solo interventi tampone, evitando la politica dei continui rinvii, programmando con la gradualità necessaria le azioni utili al conseguimento degli obiettivi da perseguire, il cammino potrà essere più agevole.

La cartina di tornasole sarà l’elezione del Parlamento Europeo del maggio 2019, della nuova Commissione e, non meno importante, la prossima nomina del presidente della B.C.E.

 

 

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