La parità di genere non solo è doverosa, ma sarebbe anche conveniente


-di FEDERICO MARCANGELI-

In molti vedono il raggiungimento della parità tra i sessi come uno sforzo costoso da raggiungere, ma la realtà è ben diversa. La banca d’Italia ha studiato l’impatto potenziale della parità di genere sul nostro PIL ed i risultati sono impressionanti. “Se ci fosse parità di accesso al lavoro”, si legge nel documento “il Pil del nostro Paese crescerebbe del 7%. Invece le donne continuano ad avere difficoltà ad inserirsi e quando riescono continuano ad essere pagate meno”. Un dato che dovrebbe far capire quanto sia importante questo problema, che potrebbe aiutare notevolmente il rilancio dell’economia italiana. La segretaria confederale della CGIL Gianna Fracassi ha commentato questi dati nella giornata in questi giorni: “Per lo stesso lavoro, se un uomo guadagna un dollaro, una donna ne riceve 0,77. È un insuccesso democratico il fatto che ancora oggi nel 2018 si parli dell’uguaglianza di genere come un obiettivo da raggiungere nonostante 139 Paesi nel mondo abbiano leggi che favoriscono o, addirittura, obbligano la parità di genere. Anche in Italia gli articoli 3 e 51 della Costituzione stabiliscono alcuni princìpi e impongono la rimozione di ogni ostacolo. Ma purtroppo in Italia e nel mondo non vengono attuati. Tanto che l’Onu tra gli obiettivi primari da raggiungere entro il 2030 ha inserito proprio la parità di genere e l’empowerment delle donne. Obiettivi che dovrebbero essere alla base dell’agenda di governo degli esecutivi di tutto il mondo”. Per chi non lo ricordasse gli articoli succitati riguardano la rimozione degli ostacoli per l’effettiva libertà ed uguaglianza dei cittadini, nonché il concetto delle “pari opportunità” tra donna e uomo. Per Mimma Argurio, della segreteria regionale Cgil per la Sicilia: “è necessaria una sinergia tra Stato, datori di lavoro, lavoratori, giornalisti e società per abbattere stereotipi e vincoli alla mancata realizzazione della parità di genere. Tanto lavoro ancora rimane da fare, ma è un obiettivo raggiungibile”. A margine dello stesso evento tenutosi a Palermo, anche la professoressa Pina Lalli (del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’università di Bologna) ha toccato questo tema, soffermandosi però sulle modalità con cui i media raccontano i femminicidi e sottolineando la crescente copertura di questi fatti. Una presa di coscienza collettiva che sta accendendo i riflettori su un fenomeno che in passato era ritenuto “privato e poco notiziabile nello spazio pubblico”. I dati mostrano un interesse sempre maggiore verso questi atti, soprattutto per quelli dai connotati più efferati. Certo, il racconto non è una soluzione al problema, ma deve essere accompagnato da un sempre più ampio insegnamento del rispetto e di una cultura della parità.

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