L’eterna lotta sulla lingua materna


-di MANUELA CIPRI-

Cosa manca alla nostra buona scuola? La difesa e la conoscenza della lingua materna: Lingua è potere: quale lingua per costruire un buon comunicatore europeo senza che sappia o conosca lingue anglofone?Come emerge dai dati disponibili, la lingua più gettonata nei corsi è l’inglese, eliminando completamente le altre lingue europee o di origine di provenienza  diversa, dobbiamo sempre chiederci sarà indispensabile la lingua inglese dopo l’inizio dell’uscita dall’Unione europea? soprattutto quale inglese?  Non è facile rispondere a questo interrogativo alla luce dei cambiamenti che stanno interessando le  varietà storiche e del proliferare di new Englishes più o meno controllati o pianificati e con statuti e obiettivi a volte diversi o contrastanti: Euro-English, Plain English, Globish, Basic English, Standard English, World Standard English, English as a Lingua Franca (ELF), English as a Lingua Franca for Europe (ELFE), per citarne solo alcuni.

Ad esempio l’Euroinglese è costantemente criticato e attaccato dai sostenitori del Plain English in scritti dagli eloquenti titoli, quali The Decline and Fall of Gobbledygook1 (da gob, becco, gobble, divorare e gook che significa straniero e che rinvia al significato di pomposo ed estraneo alla lingua inglese), Gobbledygook has gotta go2, e il virulento Eurospeak – Fighting the Disease, in cui Emma Wagner definisce l’Euro-English una malattia e lamenta il fatto che gli inglesi non abbiano un’Accademia per dichiarare fuorilegge le parole europeizzate, i gallicismi e gli eurolatinismi, proponendo, a sua volta, cure e antidoti contro una temibile epidemia di Eurospeak o di Gobbledygook:

I work in those corridors of power – or in one of the offices at the European Commission, to be precise – and the prospect of Euro-English acquiring special status because it is spoken by a powerful elite fills me with dread. Surely that would spell the end of the European Union, because it would cut us off from the public, who have a right to read Commission documents in real English? In a bid to prevent the spread of Eurospeak, Euro-waffle and plain bad English in Commission documents some fellow-translators and I started the Fight the FOG campaign in 1998” . Questo sentimento che più volte abbiamo denunciato attraverso i nostri scritti, ci ha fatto ben comprendere che la questione uscita dell’Unione Europea  viene da lontano, viene da un’idea culturale espressa in lingua. Il voler essere gli unici a comprendere e a poter parlare e esprimere i propri sentimenti. La Brexit è solo una conseguenza di questo sentimento isolano presente in alcuni inglesi . Non tutti hanno una idea di supremazia e questo è anche testimoniato da comportamenti diversi su cui si Today more people use (abuse?) English as a foreign language than use it as a native language. To be comprehensible as an international language, English must follow one standard. Since each English-speaking country has its own usage standards for grammar, vocabulary, spelling, and punctuation, writers must choose one standard and stick to it. This is easily done with computerised grammar and spell-checkers, although the prompts designed for native English speakers may sometimes puzzle and confuse non-natives4.

Diversamente da quanto propugnano i sostenitori del Plain English, più che il livello d’uso popolare, i corsi di lingua inglese dovrebbero prendere in considerazione proprio quel livello d’uso dell’inglese che viene ingiustamente stigmatizzato come Eurowaffle o Eurobabble. Osservando quanto afferma Catherine Rawson nelle pagine della rivista Clarity, si può notare anche come l’autrice non prenda in alcuna considerazione il fatto che ormai i parlanti non nativi dell’inglese sono, rispetto ai parlanti nativi, una maggioranza destinata a crescere rapidamente, e  anche come non abbia una visione accurata delle varietà dell’inglese e del concetto di comprensibilità della lingua sul piano internazionale. Ma un corso di lingua per raggiungere buoni risultati, oltre a optare per l’inglese internazionale, dovrebbe valorizzare al massimo gli elementi europei (confissi, affissi, elementi formativi, processi di formazione di parole) della lingua italiana. Una componente fondamentale dell’Euroinglese e del registro usato de facto da parlanti sia nativi che non nativi in contesti multilingua. La lingua però non deve essere solo la lingua inglese, ma una lingua materna capace di  rendere trasparenti le lingue europee. Ogni lingua europea dovrebbe valorizzare gli internazionalismi presenti  per  ridare sostegno alle lingue di appartenenza. Un italiano parlato stentatamente da un non nativo  non italofono non deve essere considerato come mancanza di capacità comunicativa ma di tempo necessario per apprendere una cultura. Essere troppo attenti ad una grammatica, ormai inesistente, significa non aver compreso i cambiamenti in atto portati avanti dalla lingua dell’informatica.  I giovani parlano molto più inglese che italiano, forse lo conoscono anche poco, perché lo ritengono una lingua non competitiva e non in grado di comunicare a tutti. Al contrario , l’italiano proprio per le sue radici europee e non solo europee è una lingua plasmabile  e in grado di essere compresa anche a livello internazionale. Semplificare il linguaggio non basta più , ormai bisogna internazionalizzarlo attraverso lo studio e la riscoperta di tutti quegli elementi internazionali presenti anche nella lingua italiana e nelle lingue europee che siano altamente condivise .Bisogna valorizzare la lingua materna come fonte primaria di competenze linguistiche, metalinguistiche ed eurolinguistiche. Approfondire i suoi elementi e processi formativi, stabilire connessioni tra le parole dei suoi diversi registri. Radici internazionali:  confissi esempio cripto- o crypto-  che ha il significato di nascosto, oscuro, come le cripta complesso dei sotterranei di un edificio pubblico, per lo più di carattere sacro o cimiteriale, che ritroviamo in neologismi quali cryotocurrency
Se uno studente italiano non capisce un testo inglese perché non conosce parole come resilience o desultory è perché ignora gli equivalenti italiani e non possiede gli strumenti linguistici e concettuali o le strategie di inferenza per derivarne il significato dal contesto o dal paradigma. Resiliente e resilienza (dal latino resilire, caratteristica di materiale che rimbalza, che risale) sono termini ampiamente usati nella comunicazione quali sinonimi di flessibile e di flessibilità, ai quali aggiungono un’importante valenza semantica, l’attitudine a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale, quindi a recuperare, in locuzioni come resilience of the market, resilient economy, resilient networks, psychological resilience, emotional resilience, emotionally resilient. Locuzioni che acquistano maggiore trasparenza in connessione con altre parole italiane del paradigma come ‘risalire, saliente (che risalta), saltare, sussultorio, desultorio, assalto’, e che fanno parte di una ampia famiglia eurosemantica che include salient, desultory, resilience, resilient; saltar, resaltar, sobresalir, resilente, resiliencia; ressauter, sauter, saillant, saillie, sursauter, tressaillir, sussultoire, subsultant, résilience, résilient. Grazie alle connessioni con le altre parole della famiglia lessicale italiana e quelle di altre lingue che hanno la stessa base semantica, parole a prima vista opache mettono in luce il loro significato letterale. e figurato.Parole di uso quotidiano aprono la strada verso importanti acquisizioni linguistiche e culturali e possono rivelarsi utili per la costruzione di un registro internazionale e auspicabilmente di un registro comune europeo.

 

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