Gli interessi legittimi dell’industria nazionale


-di ANTONELLO DI MARIO*-

Occorre difendere gli interessi legittimi dell’industria nazionale in Italia e nel mondo. Lascia perplessi l’intenzione della Commissione europea di voler rinviare il nostro Paese all’esame della Corte di Giustizia con sede in Lussemburgo. Il governo italiano a giudizio dell’esecutivo europeo, non avrebbe osservato le regole comunitarie favorendo l’industria nazionale attraverso l’acquisto di navi della Marina militare, nonostante lo prevedesse la Legge di Stabilità fin dal 2014. Al momento tra Bruxelles e Roma si è aperto un confronto formale che potrebbe anche concludersi senza il prospettato rinvio a giudizio. In ogni caso la vicenda fa riflettere. È bene ricordare che il governo italiano rappresenta uno dei promotori del progetto di Difesa comune europea. Ed è altrettanto auspicabile che il tutto si chiarisca positivamente per il nostro Paese con rapidità, cautela, serenità e riservatezza.

L’ASSOLUZIONE DEI VERTICI DI AGUSTA WESTLAND

Si tratta di valori che Andrea Armaro e Michele Nones, sul Messaggero, hanno evocato rispetto all’assoluzione dei vertici di Finmeccanica e di Agusta Westland dall’accusa di corruzione internazionale per la commessa di 12 elicotteri EH 101 venduti all’India nel 2010. “Quando un’indagine riguarda un gruppo industriale di cui lo Stato è l’azionista di riferimento – si legge nell’articolo in questione, firmato dai due esperti di difesa e di questioni internazionali – quest’ultimo deve esercitare i diritti e doveri che gli competono, cercando di salvaguardare il valore dell’investimento pubblico nell’impresa coinvolta. Lo Stato deve, quindi, essere parte attiva, non spettatore, peggio ancora disinteressato. Quando è coinvolto un altro Paese, soprattutto se rappresenta un mercato importante, e un settore delicato, come quello militare, lo Stato deve proteggere anche l’interesse nazionale, utilizzando tutti gli strumenti giuridicamente disponibili e l’azione politica internazionale”. Chiaramente il possibile rinvio a giudizio alla Corte di Giustizia di Lussemburgo e l’assoluzione da parte della magistratura italiana dei manager di Finmeccanica poggiano su due diversi piani giuridici. Ma il presupposto che scaturisce dall’analisi delle due vicende è comune: occorre intervenire tempestivamente e opportunamente, per tutelare nostri interessi nazionali. Mai come ora è necessario farlo!

LA CRESCITA FREDDA

Si è percepita una certa euforia all’interno dei confini italici, probabilmente dettata dalla fase elettorale “in itinere”, quando il Fondo monetario internazionale ha diffuso la stima di crescita rivista per l’Italia: un’espansione del Pil all’1,4% nel 2018 e una ricchezza nazionale che crescerà dell’1,1% nell’anno successivo. Quel che, invece, non ha trovato molto risalto è la previsione segnalata dal Fmi in merito alla “crescita fredda” la cui natura ciclica permette di vederne la fine entro un paio d’anni. “Purtroppo, secondo queste previsioni – ha scritto l’economista Mario Deaglio su la Stampa – ci muoveremo più degli altri a un passo di lumaca e perderemo, entro il 2019, circa un terzo della nostra velocità di crescita, passando dall’1,6% all’1,1%. E se le previsioni si realizzeranno, diminuirà ancora l’inclusione: i benefici di una ripresa magra andranno, ancor di più di quanto succede oggi, a una parte ristretta della popolazione”.

IL SOSTEGNO DELLA DIFESA COMUNE EUROPEA

Ecco perché il Paese non ha altra scelta che favorire l’industria nazionale per supportare la crescita. Ed in questo contesto è prioritario dare sostegno alla Difesa comune europea giocando, però, un ruolo di peso in ambito continentale. Ciò significa che l’Italia dovrà riuscire a inserirsi bene nella dinamica delle relazioni tra Francia e Germania. Lo può fare fin da subito tutelando efficacemente i propri interessi legittimi.

 

*Editoriale di “Fabbrica società”, il giornale della Uilm, on line il 30 gennaio

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