Dino Marianetti: la tempra di un sindacalista e di un socialista


-di ANTONIO TEDESCO-

Sono passati già due anni dalla scomparsa di Agostino Marianetti (Dino per gli amici), un pezzo di storia del Sindacato e del Partito socialista italiano morto a Roma il 21 gennaio 2016 all’età di settantacinque anni. È difficile condensare in poche righe la sua biografia. La sua intensa attività è raccontata nel libro autobiografico “Io c’ero”, pubblicato nel 2015, un libro in cui ripercorre la storia della sua vita, della fine del Partito socialista, della Prima Repubblica, in cui parla di lavoro, di fabbriche, di ideali, di coraggio e di sindacato; un libro in cui racconta del padre operaio socialista alla Bombrini Parodi Delfino (B.P.D.) di Colleferro, è licenziato per aver occupato la fabbrica con altri lavoratori negli anni Cinquanta.

Marianetti ha iniziato il suo lungo percorso nel sindacato e nella politica giovanissimo. A 11 anni va a lavorare dalle 6 alle 8 del mattino in un bar del suo paese per aiutare la famiglia e poi va a scuola, a 16 anni è operaio alla B.P.D., a 18 entra nella segreteria provinciale della Federazione metalmeccanici della Cgil (Fiom) di Roma. Nel 1966 viene eletto consigliere comunale a Roma  e nel 1969 entra a far parte del comitato direttivo nazionale della Cgil. Nel 1971 diventa segretario della Camera del lavoro di Roma e nel 1975 segretario nazionale della Federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil. Nel 1977 al Congresso della Cgil di Rimini, diventa segretario generale aggiunto di Luciano Lama, carica che mantiene fino al 1983 quando viene eletto alla Camera con il Psi (farà tre legislature). Nel Psi ricoprì  anche l’incarico di responsabile nazionale organizzazione.

Marianetti è stato un anticipatore e per alcuni versi un innovatore. Sapeva prevedere le evoluzioni e i cambiamenti sociali ed economici. Non sorprende il fatto che molti anni fa propose “il reddito di cittadinanza”, prima che entrasse nell’agenda politica di molti partiti.

Il 10 dicembre del 2015, aveva partecipato commosso alla presentazione del suo libro “Io c’ero”, organizzata alla Treccani dalle Fondazioni Nenni e Buozzi.

L’11 gennaio del 2016, pochi giorni prima di morire, aveva dato la propria disponibilità a far parte della giuria della seconda edizione del Premio Nenni con una bella lettera al Presidente della Fondazione Nenni Giorgio Benvenuto:

“Caro Giorgio,

a volte la commozione nasce più da sentimenti personali che da fatti ed atti concreti. Qui ce n’è una montagna degli uni e degli altri: atti, fatti e sentimenti poi fraterni, si sono mostrati insuperabili per bontà ed affettuosità.

Ciò che ne è derivato è stata una collaborazione in fatti e un risultato in opera che non vi si poteva aspettare.

Dunque grazie a te, a Zeppieri e ai tuoi esperti e intelligenti collaboratori; con un abbraccio a risentirci per l’impegno a cui mi chiami ed a cui, se ne sarò all’altezza, mi accingerò doverosamente e decisamente.

Agostino

 

 

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