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L’Italia non è un Paese per mamme


-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Marica Ricutti, 39 anni. Una donna che da 17 anni lavora nello stabilimento Ikea a Corsico, in provincia di Milano. Una donna separata, con due figli di 10 e 5 anni, di cui l’ultimo disabile. Successivamente ad un cambio di mansioni Marica aveva fatto presente all’azienda che non avrebbe potuto rispettare gli orari imposti proprio a causa del bimbo piccolo, per cui la donna usufruiva dei permessi connessi alla legge 104. Sarebbe stato impossibile coordinare l’ingresso al lavoro alle 7 con le cure necessarie al piccolo. Il responsabile dell’azienda, preso atto della necessità della lavoratrice le aveva detto che non ci sarebbero stati problemi. La donna poi, come ha raccontato al quotidiano “La Repubblica” è stata rimandata da un referente all’altro, senza ottenere alcuna risposta in merito alla sua richiesta. Fino a che Marika ha deciso di osservare gli stessi orari che faceva prima del cambio di mansione, dalle 9 del mattino fino a fine turno. La settimana scorsa l’azienda l’ha licenziata. Le ha inviato una lettera comunicandole il licenziamento in tronco perché “venuto meno il rapporto fiducia con la dipendente, che in due occasioni si sarebbe presentata in orari diversi da quelli concordati”.

L’Italia si sa, non è un Paese per donne. L’occupazione femminile a giugno ha toccato la percentuale record del 48,9% è ancora molto inferiore alla media europea del 62,5%. Ma non è neanche un Paese per mamme. Nel 2016 secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro il 78% delle richieste di dimissioni ha riguardato lavoratrici madri e nel 40% dei casi la motivazione è dettata da tre ragioni: assenza di parenti di supporto, mancato accoglimento al nido ed elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato.

In Svezia la situazione è ben diversa. Il congedo di maternità o paternità ammonta a 480 giorni a stipendio intero; sono previsti permessi retribuiti per accudire i figli malati fino ai 12 anni per un totale di 120 giorni in un anno; per ogni figlio fino ai 16 anni è previsto un assegno mensile di 100 euro; l’istruzione scolastica è gratuita fino ai 19 anni. Nel nostro Paese invece alle neo mamme spettano cinque mesi di congedo obbligatorio retribuiti totalmente, a cui si possono aggiungere, su richiesta ed entro i 12 anni di età del figlio, ulteriori sei mesi retribuiti al 30%.

Qualche mese fa alcune Manager Ikea raccontavano alla rivista Marie Claire quanto fosse facile lavorare nell’azienda svedese e conciliare la loro vita da mamma. Le intervistate raccontavano di promozioni ottenute dopo la maternità, di orari flessibili ed elastici e di una amministrazione entusiasta del loro doppio ruolo. Sulla carta di una rivista una realtà che appare ben lontana da quella stessa azienda che ha licenziato una dipendente madre per non aver rispettato gli orari del turno.

 

 

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