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L’Italia cresce fragile…


-di SANDRO ROAZZI-

L’Italia cresce ma gli osservatori della nostra vicenda economica continuano a ripetere che si tratta di un trend fragile. Certo, il Pil tocca un valore di tutto rispetto come l’1,8% del terzo trimestre di quest’anno che fissa, a bocce ferme, il Pil 2017 all’1,5%. Cresciamo meno della media europea ben oltre il 2%, ma procediamo. Meno brillante e’ invece il percorso dell’inflazione che si attesta poco sopra il punto percentuale mentre il cosiddetto carrello della spesa viaggia più veloce e le retribuzioni segnano il passo. Tre sintomi molto divaricati fra loro di una deriva che senza una riconsiderazione della questione salariale (e fiscale) rischia di compromettere almeno in parte il futuro economico. In questo senso non può non colpire negativamente la totale mancanza di coraggio della Confindustria che si nega ad ogni tipo di riflessione su questo punto, vagheggiando anzi maggiore  libertà d’azione sui salari, anche quando perfino la Bce spinge per affrontarlo in modo espansivo in Europa.
Lo scenario e’ dunque contraddittorio, pur se e’ comprensibile  che il Governo chieda di non sciuparlo, probabilmente preoccupato dalla onda…anomala di emendamenti alla manovra 2018 che si abbatte puntualmente e nei quali e’ arduo intravedere misure economiche non ispirate al clima pre-elettorale. Del resto anche i bonus della manovra non strizzano l’occhio in quella direzione? L’economia va, ma avrebbe bisogno di un ritorno alla buona politica, allo stato non…pervenuta. Le riforme fatte sono diventate non più che spiragli di un contesto che si trascina problemi atavici e galleggia su uno sfarinamento preoccupante di pezzi non trascurabili di vita democratica e civile. Si pensi ai territori fuori controllo dello Stato, alla lentezza della giustizia, ai fenomeni ricorrenti di corruzione. Ed al paradosso che in piena epoca del jobs act aumentano i posti vacanti nelle imprese, segno che mancano efficaci politiche attive del lavoro. Ne’ ci si può consolare con il tema pensioni. Finora il Governo ha fatto suo il proverbio della botte piena e la moglie ubriaca, come e’ noto esito impossibile  nella realtà dei fatti. Vuole conciliare la fermezza…sui 67 anni con la sua parziale rimessa in discussione tramite deroghe. La solita gruviera all’italiana. Quando invece sarebbe utile riassestare il sistema su criteri di flessibilità di più solido  impatto strutturale, utilizzando la disponibilità sindacale  al confronto.  Il fai da te della nostra economia insomma stavolta rischia di non essere in grado dal 2018 di sopportare il peso di tutte le nostre contraddizioni politiche e sociali come in passato. Come dar torto allora a coloro che segnalano i perduranti limiti e i difetti di fragilita’ Del nostro momento economico?
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