Londra: stupida insensibilità del politically correct

 

-di POLITICO-

Times (“Christian child forced into Muslim foster care) racconta che il consiglio circoscrizionale di Tower Hamlets, area occidentale della grande Londra, ha tolto a una coppia la figlia di cinque anni, per affidarla, contro il parere dei genitori naturali, ad altra famiglia. Sin qui, per quanto triste, la vicenda non ha nulla di particolare, inserendosi nel lungo elenco delle soluzioni che le burocrazie pubbliche offrono quotidianamente alle piccole e grandi tragedie domestiche. I dettagli della vicenda risultano però meno frequenti. La bambina, nata e cresciuta in famiglia di osservanza cristiana, è stata infatti assegnata a famiglia arabo-musulmana dalla quale starebbe subendo metodi educativi coercitivi e irrispettosi della famiglia naturale.

In caso di affidamento del minore, le autorità britanniche competenti, sono chiamate dalla legge a scegliere dando il “giusto peso” a convinzioni religiose, origini “razziali”, sfondo culturale e linguistico. A stare a quanto la fanciullina avrebbe narrato a sua madre, non sembra lo abbiano fatto nel caso di Hamlets, visto che la famiglia assegnataria non parla inglese ma solo arabo, vieta carbonara (contiene maiale) e catenina con la croce, chiama Pasqua e Natale “feste stupide”, fa circolare in casa solo donne velate che definiscono le europee “sciocche e alcolizzate”. Il fatto che la mamma “adottiva” indossi il burqa fa pensare che sia adepta a setta molto conservatrice, forse salafita.

A Times che interroga sul destino della bimbetta, Tower Hamlets rifiuta di rispondere, nascondendosi dietro ragioni di privacy e di tutela dell’equilibrio psicologico del minore (sic).

Ma va!? fino a questo si spingono ipocrisia e insensibilità del politically correct in perfida Albione? Sarebbe questa la tutela dell’equilibrio psicologico fornita a una cinquenne dalla civilissima Britannia di oggi? Passi per le corti islamiche (lì i seguaci di Maometto se la vedono fra di loro) ma che lo stato tuteli la pargoletta vittima dei genitori naturali, facendola passare dalla padella nella brace è follia.

La vicenda, mutatis mutandis, ricorda quella, spesso citata da ebrei e anticlericali, che ebbe come protagonista il piccolo Edgardo Levi-Mortara, nato a Bologna nel 1851 da famiglia di religione ebraica. A 17 mesi si ammalò gravemente e la domestica di casa, la cattolica Anna Morisi, lo battezzò in articulo mortis. I genitori seppero del battesimo sei anni dopo e ritennero giusto non tenerne conto. Dalla sera alla mattina, in quella parte di penisola allora sottoposta al papa re Pio IX, si ritrovarono senza figlio. In ottemperanza al regime giuridico vigente, il 24 giugno 1858 le guardie pontificie prelevarono il bimbo e lo portarono a Roma per educarlo al cattolicesimo, con il pontefice che si auto dichiarava padre adottivo. Educato in convento, il giovane Mortara sarebbe entrato tra i canonici lateranensi, e sarebbe stato ricordato come predicatore specializzato in “conversione” degli ebrei.

Cambiano tempi e regimi politici, ma resta la domanda sulla capacità di umanità che stati e loro apparati sono in grado di praticare.

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