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Giugni: Perché è giusto il limite dei 15 dipendenti


Nella primavera del 1990 si sarebbe dovuto svolgere un referendum per abrogare l’articolo 35 dello Statuto dei Lavoratori per estendere il provvedimento anche alle aziende con meno di 15 dipendenti. La proposta referendaria venne avanzata da Democrazia Proletaria e venne dichiarata ammissibile il 19 gennaio di quell’anno. Il Parlamento, però, si mise al lavoro per evitare una consultazione che avrebbe lacerato profondamente il Paese. Infatti, l’11 maggio del 1990 venne approvato un provvedimento che impedì la celebrazione dell’appuntamento referendario. In questa lettera all’allora segretario del Psi, Bettino Craxi, Gino Giugni che aveva avuto un ruolo fondamentale nella elaborazione dello Statuto dei Lavoratori, spiega perché a suo parere quella iniziativa non sia da condividere e le motivazioni che consigliano l’adozione di una soluzione che impedisca la convocazione del referendum.

On. Bettino CRAXI*

Segretario

Partito Socialista Italiano

Roma, 16 marzo 1990

Caro Bettino,

intendo parteciparti qualche preoccupazione per il referendum sull’applicazione dello statuto nelle piccole imprese. La posizione del nostro partito è stata finora identificata con il c.d. Cavicchioli, che in realtà è solo un tentativo di mediazione, compiuto da questo nostro valente e giovane compagno nella sede politica più impervia, che – ormai posso dirlo, per un cumulo di esperienze negative – è la commissione lavoro della Camera.

Come tutte le mediazioni, questa non era né sufficiente né idonea a qualificare in modo netto e inequivoco la posizione del partito. E comunque stiamo ora in contatto per operare alcune necessarie modifiche. Io ho avuto occasione, in interviste e convegni, di esprimere un atteggiamento che, per quanto non elaborato collegialmente, mi pare rispecchi le esigenze nostre:

  • il referendum va evitato, perché il PSI non può permettersi il lusso di dividersi tra artigiani e piccoli industriali, e loro dipendenti (in particolare… nel Veneto, dove mi hanno eletto le conseguenze sarebbero disastrose…). E d’altra parte, se è giusti tutelare i lavoratori, è anche vero che vincoli di stabilità del rapporto, in imprese molto dipendenti dalle variazioni di mercato, sarebbero insostenibili, e finirebbero solo per alimentare le economie sommerse.
  • Per evitare il referendum, come fu in altre occasioni, occorre una legge abrogativa che cammini però nella stessa direzione del quesito. E cioè estenda la tutela dei licenziamenti al di sotto del limite attuale (15 dipendenti per unità produttiva, ovvero 35 per l’intera azienda).
  • La proposta della Camera prevede una tale estensione a tutte le aziende (escluso quanto meno il lavoro domestico), ma senza l’obbligo di reintegrazione, bensì con il solo risarcimento del danno (a partire da due mensilità e mezza, che è ben poco). È il minimo possibile altrimenti la Cassazione non riterrà la nuova normativa idonea ad evitare il referendum (e non c’è sicurezza al 100% nemmeno con tale soluzione, ma il rischio è limitato).
  • Il progetto della Camera contiene però varie ridondanze, alcune delle quali pare che stiano per essere eliminate. Occorrerebbe però anche dare più spazio a procedure conciliative e ad arbitrati. C’è il rischio che il dipendente, con la sola minaccia della causa, epperciò del necessario intervento dell’avvocato, chieda e ottenga anche più del previsto. Eppoi, correi evitare che l’artigiano fosse costretto a vedere, dietro l’immagine di ogni suo dipendente regolarmente assunto, quella di un possibile pretore, magari d’assalto.

Se questo orientamento ti pare corretto, sarebbe certamente utile che venisse ufficializzato come lina del Psi. Ci sono altri aspetti specifici, e di natura più tecnica e sono a tua disposizione, come sempre, per ulteriori chiarimenti. E d’altronde, sarei ben lieto di cogliere l’occasione per un colloquio, visto che non ci vediamo da molto tempo

Con i più fraterni saluti

Gino Giugni

*Lettera del 16 marzo 1990. Fondo Giugni, presso la Fondazione Pietro Nenni

Informazioni su fondazione nenni ()
Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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