Le profezie di Lombardi

-di RICCARDO LOMBARDI-

Il 1° maggio del 1967 Riccardo Lombardi tenne a Torino un lungo discorso. Erano momenti diversi da quelli attuali. Il centro-sinistra, nato tra mille entusiasmi, cominciava a suscitare critiche e perplessità: il suo passo riformista stava rallentando, soprattutto la programmazione che avrebbe dovuto accompagnare il Paese non semplicemente verso il benessere ma verso un modello di sviluppo originale, veniva di fatto boicottata dai settori più retrivi della Democrazia Cristiana. Nel giorno destinato a festeggiare il lavoro, Lombardi prese la parola e svolse un discorso, come era sua abitudine, quasi pedagogico. I tempi sono cambiati, eppure riuscirete a scoprire, rileggendo questo breve stralcio, alcune vere e proprie profezie come quella relativa alla possibilità di attuare il capitalismo anche all’interno di modelli statali non propriamente capitalistici. La mente corre immediatamente alla Cina e non solo.

  … Ma noi siamo andati alla programmazione con un diverso criterio, con un criterio tendenzialmente socialista, quello di non lasciare l’attività produttiva alla responsabilità esclusiva degli imprenditori, ma di intervenire con delle scelte coscienti, senza le quali non c’è programmazione né democratica né socialista. E allora un’analisi disaggregata che avesse fatto valere le scelte collettive dirette a stabilire quali sono i settori da muovere, quali i settori da reprimere, avrebbe significato l’inizio di una scelta qualitativa, di una programmazione democratica e socialista.

Compagni, non facciamoci illusioni: nessuno oggi nel campo operaio può credere che il problema del benessere sia solo un problema di ripartizione.

 I socialisti vogliono la società più ricca perché diversamente ricca: è il tipo di benessere, il tipo cioè di consumi che noi vogliamo cambiare, sono veramente le basi delle aspirazioni e delle preferenze e delle soddisfazioni da dare a queste preferenze che noi vogliamo cambiare, perché il socialismo è un progetto dell’uomo, soprattutto, è un progetto dell’uomo diverso, che abbia diversi bisogni e trovi il modo di soddisfare questi bisogni.

Una programmazione che voglia andare alle sue conclusioni in uno spazio di tempo necessariamente lungo, deve attaccare il sistema dalla testa e dalla coda, deve attaccarlo dalla testa, produzione, e deve attaccarlo dalla coda, i consumi, deve cioè attraverso un’azione graduale modificare i consumi e la produzione connessa.

La scelta dei consumi non è più di pertinenza del consumatore, poiché la società moderna, la società neocapitalistica è dominata dal produttore; lo schema di Einaudi, di una democrazia di consumatori che tutti i giorni coi loro acquisti depongono un bollettino di voto e dicono alla società che cosa essa deve produrre, se deve produrre più profumi e più cosmetici, o deve produrre più scuole attraverso la scheda data dall’acquisto, non è vero: oggi i tre quarti dei nostri consumi sono indotti dalla necessità della produzione. Sono i produttori che stabiliscono quello che noi dobbiamo desiderare e quello che noi dobbiamo consumare, e badate bene, compagni, questo è un problema che sta diventando endemico non soltanto nella società di capitalisti, ma nella società socialista. Recentemente in Ungheria vedevo le réclame per i cosmetici, perché se ne acquistassero di più, e mi sentivo dire che ci sono delle fabbriche che hanno superato le cifre del piano per i cosmetici e venivano lodate per questo: dispersione delle risorse, per correre all’imitazione del modello di sviluppo americano, pur cercando di afferrarlo per la coda. Piccoli segni, ma segni interessanti che il problema non esiste soltanto per noi, che dobbiamo ancora varcare il limite attraverso cui si rende possibile una direzione dell’economia, ma anche in paesi dove la direzione è possibile, perché tutta l’economia, tutta la produzione è collettivizzata: anche qui è già in corso questo processo degenerativo che porta veramente a una riedizione psicologica, e poi necessariamente anche politica, del capitalismo nei suoi elementi essenziali, a un capitalismo fatto benissimo dallo stato.

Non è affatto vero che la collettivizzazione integrale dei mezzi di produzione sia il socialismo, poiché può benissimo essere compatibile con un tipo di società analoga a quella americana, non dominato dal profitto individuale, ma impostato sullo schema di consumi e di prodotti necessari per soddisfare questi consumi, schema che viene mantenuto integralmente, cosicché i risultati sono gli stessi o possono diventare gli stessi. Al contrario, il problema essenziale, importante per tutta la sinistra, è quello di cambiare le cose, e questo io chiamo “la sinistra”: non è avere una tessera, è voler cambiare le cose, è il credere che sia possibile cambiarle.

Quando alcuni anni fa la rivista di Sartre fece una grande inchiesta internazionale per domandare a intellettuali e politici la definizione di quello che sia “la sinistra” una risposta mi persuase: a sinistra è chi crede che sia possibile cambiare il mondo; la destra è quella che non crede che sia possibile cambiare il mondo o che ne valga la pena. Noi siamo socialisti, perché crediamo possibile cambiare il mondo.

Agli amici cattolici ricordo che c’è tutta una scuola loro, quella che fa capo ad alcuni economisti quali il Perroux, che si fonda proprio su questo, su un progetto dell’uomo; un’economia che sia al livello di una riforma dell’uomo, questo è veramente un terreno morale prima che politico, su cui ci si può largamente incontrare.

 

                                                                (dal discorso tenuto a Torino il 1° maggio del 1967)

fondazione nenni

Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

4 thoughts on “Le profezie di Lombardi

  1. È effettivamente stupefacente quel discorso quasi profetico! Il concetto di base è ovviamente condivisibile per chi si professa di sinistra .
    ESSENDO PASSATI 50 ANNI ED ESSENDO LA SITUAZUONE DI MOLTO PEGGIORATA, VIENE SPONTANEO CHIEDERSI :
    Nnel mondo intero quantei persone di sinistr ci sono?

Rispondi