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Così Erdogan ha condizionato il referendum turco


 

Non ci voleva un mago per capire che il referendum costituzionale turco si è svolto in una situazione estremamente condizionata da uno stato di emergenza che offriva enormi vantaggi a Recep Tayyip Erdogan e tutti gli svantaggi ai suoi oppositori contrari a consegnargli il paese sino al 2034 trasformandolo il una repubblica presidenziale che ha ormai tutti i caratteri di un vero e proprio regime autoritario. La conferma che quel che è avvenuto l’altro giorno a Istanbul e dintorni sia solo un lontanissimo parente di una consultazione democratica è venuto dagli osservatori dell’Osce che hanno sottolineato nel loro giudizio pubblicamente illustrato tutti i limiti di un processo poco trasparente e ancor meno libero.

Per l’Osce il voto “in generale, il referendum non è stato all’altezza degli standard del Consiglio d’Europa. Il contesto legale è stato inadeguato allo svolgimento di un processo genuinamente democratico”, ha spiegato Cezar Florin Preda, a capo della delegazione di osservatori dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa

A loro volta gli osservatori dell’Osce hanno evidenziato come la decisione della Commissione elettorale sull’ammissibilità delle schede non timbrate abbia “minato le garanzie contro le frodi”. Ma il problema è più generale e riguarda il quadro complessivo in cui la consultazione si è svolta. Tana de Zulueta spiegando il rapporto preliminare dell’Osce ha sottolineato come il referendum si sia svolto in “un contesto politico in cui i diritti fondamentali essenziali a un processo genuinamente democratico sono stati limitati sotto lo stato d’emergenza, e le due parti non hanno avuto pari opportunità per esprimere le rispettive tesi ai votanti”. “Il nostro monitoraggio, ha aggiunto la de Zulueta, ha mostrato che il sì ha dominato la copertura mediatica, e questo, insieme alle restrizioni alla stampa, agli arresti dei giornalisti e alla chiusura dei media, ha ridotto l’accesso dei votanti a una pluralità di punti di vista”. Il consiglio d’Europa, a sua volta, ha sottolineato: “Nel giorno del referendum non ci sono stati grossi problemi, tranne che in alcune regioni, ma noi possiamo solo lamentare l’assenza di osservatori della società civile nei seggi”.

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