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Costituente, una lezione di coesione oggi inascoltata


-di GIULIA CLARIZIA-

“1946-2016, settant’anni dall’assemblea costituente. Alle origini della democrazia”, questo il titolo dell’incontro che si è tenuto ieri presso la biblioteca della Camera per ricordare la nascita della nostra costituzione. L’evento è stato patrocinato dalle fondazioni Nenni, Gramsci, Basso ed Einaudi, dall’istituto Luigi Sturzo e dall’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane.

Come a riprodurre la variegata composizione politica dell’assemblea costituente, i relatori, ciascuno rappresentate uno degli enti patrocinanti, hanno posto l’accento sui ruoli e le problematiche affrontate dai partiti durante il complesso processo di redazione della carta costituzionale, e quindi, della nostra democrazia.

Non si è fatto un discorso celebrativo fine a sé stesso. Come ha sottolineato il professor Giancarlo Monina in rappresentanza della Fondazione Lelio Basso, quando si parla dei valori della costituzione si rischia di cadere nella retorica. Per questo è importante valutarne anche i caratteri, quel contesto contraddittorio che ha caratterizzato la fase di transizione in cui la Costituzione è stata scritta.

Il senso del compromesso che è stato conseguenza delle lunghe discussioni in seno alla Costituente è emerso con chiarezza. Dalla disposizione del Partito Comunista Italiano nel lavorare entro gli schemi del costituzionalismo europeo, ricordato Beppe Vacca, presidente della fondazione Gramsci, alla laicità dello stato supportata da De Gasperi e la Democrazia Cristiana, nonostante le spinte di alcune branche del partito che chiedevano la nascita di uno stato cattolico, come ha spiegato Francesco Malgeri, dell’Istituto Sturzo.

Un lavoro difficile che richiedeva attenzione e tempi lunghi. Il presidente della fondazione Nenni Giorgio Benvenuto ha ripercorso solo alcune delle difficoltà affrontate dai socialisti all’interno delle tre commissioni di studio istituite da Nenni per riflettere su organizzazione dello stato, economia e lavoro.

L’accettazione dell’articolo 7, di un’economia non programmata, la grande amnistia firmata da Togliatti sono stati esempi di come all’epoca ci si sia scontrati ma si sia trovato il modo di superare i dissensi. Una realtà che oggi appare lontana, continua Benvenuto.

E se sul piano interno vi erano grandi nodi da sciogliere, forse ancora più delicata era la situazione sul piano internazionale, in cui si stava delineando l’equilibrio della guerra fredda e con lungimiranza già si pensava all’Europa. Roberto Einaudi, nipote di Luigi Einaudi, ricorda il discorso in merito all’approvazione del trattato di pace, in cui di quest‘ultimo parlava dell’importanza di un’”Europa senza frontiere”. L’articolo 11, dice Beppe Vacca, è stato l’esempio della lungimiranza nel collocare l’Italia sul piano internazionale superando l’idea della sovranità assoluta rispetto alle organizzazioni internazionali.

Si è parlato del passato, ma al tempo stesso non si è mai persa di vista l’attualità. In questo senso, non sono mancati i riferimenti allo scorso referendum costituzionale. Il professor Beppe Vacca ha sottolineato quanto la forte affluenza alle urne sia stata un segnale di quanto gli italiani si riconoscano nella Costituzione. Valdo Spini, presidente dell’AICI, ricordando la straordinaria capacità di coesione rappresentata dalla costituente, ha espresso come augurio che l’attuale parlamento voti una degna legge elettorale.

Informazioni su fondazione nenni ()
Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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