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Metalmeccanici: uniti nella firma. Di nuovo


di Antonello Di Mario*

Un contratto realizzato tutti insieme ha senza dubbio una valenza politica superiore a quella dei contratti precedenti. È ciò che è accaduto il 26 novembre 2016 in Confindustria, a Roma, tra Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica-Assistal.

Le avvisaglie del divorzio sindacale nella primavera del 2001

Chi scrive ha iniziato a seguire dal vivo le vicende del sindacato metalmeccanico, come responsabile dell’ufficio stampa della Uilm, nei primi mesi del 2001. Poco dopo ci sarebbero state le elezioni politiche, con la vittoria della coalizione guidata da Silvio Berlusconi su quella capeggiata da Francesco Rutelli. Ma, in quella primavera di inizio millennio, a margine di un incontro tenuto nella sede confindustriale di viale dell’Astronomia, il sottoscritto fu testimone di un episodio da cui si poteva facilmente dedurre come l’unità tra i sindacati metalmeccanici non ci sarebbe più stata. Claudio Sabattini, lo storico leader della Fiom, disse ai suoi omologhi di Fim e Uilm, Giorgio Caprioli e Antonino Regazzi, che in sostanza i metalmeccanici di Cisl e Uil potevano continuare a essere omogenei al sistema, mentre per quelli della Cgil, date le circostanze che si annunciavano, questa prospettiva non era proprio possibile. La discussione in questione partì da un diverbio sui tempi di lavorazione in linea (denominato “Tmc-2”) nello stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano a Cassino. Allora il gruppo guidato dalla famiglia Agnelli aderiva ancora a Federmeccanica e a Confindustria. Quell’episodio rappresentò il campanello d’allarme di come si sarebbe comportata la Fiom rispetto al contratto dei metalmeccanici, in procinto di essere rinnovato da lì a poco.

I contratti senza e con la Fiom

E infatti, il biennio economico del 3 luglio 2001 e quello normativo del 7 maggio 2003 furono firmati solo da Fim e Uilm, insieme a Federmeccanica e Assistal. Iniziò una fase di divisioni tra i lavoratori nelle fabbriche, ma anche nell’opinione pubblica, e con reciproche accuse sui giornali. Si doveva stare per ore al telefono col proposito di spiegare ai cronisti, che dovevano pubblicare il giorno dopo un “pezzo”, le ragioni di una parte rispetto all’altra. Da anni questa consuetudine è venuta meno, sostituita da un flusso di notizie on line che transita attraverso i social media e che può essere alimentata da chiunque si trovi a essere testimone dell’evento di interesse pubblico. Per tornare alle vicende contrattuali, la situazione si ricompose tra le tre sigle sindacali solo tre anni dopo, quando Gianni Rinaldini (il successore di Sabattini alla guida della Fiom) Giorgio Caprioli e Antonino Regazzi firmarono unitariamente i rinnovi contrattuali di categoria del 19 gennaio 2006 e del 20 gennaio del 2008. Quest’ultimo accordo fu determinato dalla tenace mediazione del ministro del Lavoro (era in carica il governo di Romano Prodi) Cesare Damiano. Il ministro in questione, che era stato anche ai vertici della Fiom nazionale, aveva da giovane sindacalista lavorato alla ricostruzione della struttura sindacale della Quinta lega di Mirafiori in Fiat, nella fase successiva alla “marcia dei quarantamila” – il corteo a Torino dei quadri della Fiat, guidati da Luigi Arisio, che il 14 ottobre mise fine allo sciopero di 45 giorni nello stabilimento piemontese. Poco dopo cadde il governo Prodi, e in seguito tra i metalmeccanici si ripresentarono le avversità. Fim (guidata da Giuseppe Farina) e Uilm (con Antonino Regazzi, ancora segretario generale fino al febbraio del 2010, a cui seguì Rocco Palombella) firmarono le intese contrattuali del 16 ottobre 2009 e del 5 dicembre 2012; la Fiom (con Gianni Rinaldini, anche lui leader fino al 2010, e dopo, con Maurizio Landini, suo successore) no.

Il valore dell’eguaglianza

Il 26 novembre 2016, quindi, è avvenuta di nuovo l’ufficiale ricomposizione in ambito sindacale, con la sigla apposta da tutti e tre i sindacati sull’ultimo contratto di categoria. Si tutela il potere d’acquisto delle retribuzioni e salvaguarda la persona attraverso le potenzialità offerte dal welfare contrattuale e aziendale. Ma c’è di più. Tra le tante cose previste dell’intesa contrattuale, soprattutto i temi del riconoscimento del diritto soggettivo allo studio, della formazione continua, della rivisitazione dell’inquadramento professionale rappresentano un investimento effettivo su chi lavora, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 3 della Costituzione. Si tratta di una spinta che ancora una volta si origina dalla fabbrica, quasi come avvenne alle origini degli anni Settanta. L’articolo costituzionale suddetto impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla vita del Paese. Ecco, l’immagine in copertina di un operaio che firma il contratto (disegnata dalla ventiquattrenne Chiara Tomasello, una grafica che non era ancora nata quando le pagine sindacali dei giornali pubblicavano le vignette di Roberto Zamarin, Renato Calligaro e Altan) illustra l’aspirazione che i cittadini mantengono verso il valore insopprimibile dell’eguaglianza nel nostro Paese.

L’ultimo contratto dei metalmeccanici certifica essenzialmente il bisogno di essere uguali attraverso il lavoro in quello che è un grande Paese. Non è una cosa da poco.

*Quello che presentiamo è l’ultimo capitolo del libro scritto da Antonello Di Mario e dedicato all’ultima vicenda contrattuale dei metalmeccanici, quella che ha visto le tre sigle, Fim, Fiom e Uilm, di nuovo unite al tavolo per la firma dell’accordo dopo tre lustri. Un’intesa storica non solo per il fatto che sono state ricomposte antiche e a volte astiose divisioni fra le tre organizzazioni, ma anche perché ha aperto la strada a soluzioni innovative sul fronte del welfare aziendale. Di Mario è l’uomo che guida la comunicazione della Uilm e questo suo “diario” è il racconto di una vicenda, lunga, tesa ma conclusa felicemente alla fine dello scorso novembre quando una categoria che ha sempre segnato la storia del sindacato sin dalla sua nascita, chiudendo la consuetudine degli accordi separati ha indicato a tutte le categorie, della manifattura e dei servizi, strada nuova per il rinnovamento dei contratti nazionali. Il libro di Di Mario ci aiuta a capire come questo obiettivo è stato raggiunto, fra timori, polemiche, a volte conflitti aspri per giungere, in conclusione, al lieto fine. Come in un romanzo ma in questo caso la “trama” è costituita dalla vita delle persone che nelle fabbriche metalmeccaniche lavorano e che in quell’accordo hanno trovato anche motivi di speranza.

Antonello Di Mario: “L’ultimo contratto. Diario Metalmeccanico”; Pironti Editore; pp 360, euro 14,00; disponibile da giugno nelle librerie Feltrinelli; immediatamente prenotabile su http://www.tulliopironti.it

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Via Alberto Caroncini 19, Roma www.fondazionenenni.it

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