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L’inflazione sale ma l’Italia è ferma


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-di SANDRO ROAZZI-

La marcia dei consumi, malgrado la mini-impennata di gennaio della inflazione continua ad essere lenta ed incerta. L’Istat conferma che ci siamo lasciati alle spalle un dicembre assai deludente per le vendite al dettaglio con la grande distribuzione  che si salva a stento (+0,3% sullo stesso mese del 2015) ed i piccoli negozi che annaspano sempre di più (-0,65), sempre più lontani dalle performance dei supermercati e ipermercati, sempre più…questione  sociale nei grandi centri urbani.  Lo stato di incertezza e di confusione sulle prospettive nell’ultimo mese dell’anno per giunta sembra aumentare con l’inizio del 2017 soprattutto a causa delle fibrillazioni politiche. che finirà per avere ripercussioni anche sulla domanda interna dell’anno in corso, malgrado si consolidi leggermente il potere di acquisto di quelle categorie di lavoratori che sono riuscite a rinnovare i contratti.

Del resto anche il balzo della inflazione a gennaio con il suo +1% sullo stesso mese di un anno fa non è che convinca molto. Resta ben al di sotto dei dati dei maggiori Paesi europei, con la Germania in vista del 2%, e segnala una flessione della inflazione di fondo attestata allo 0,5% vero termometro affidabile della  corsa dei prezzi in quanto esclude quelli a più spiccata volatilità come i beni energetici e gli alimentari freschi (verdura alle stelle con il maltempo…). L’inflazione acquisita è oggi allo 0,7%, segno che la marcia verso i lidi auspicati dalla Bce è ancora lunga. Ma siccome il passo degli altri Paesi è più rapido c’è anche da chiedersi come si ripercuoterà tutto questo sui comportamenti proprio della Bce che continua a mantenere il suo ombrello protettivo, promette di andare avanti ma rischia di essere sempre più condizionato dai Paesi forti dell’Unione che incalzeranno per avere tassi più remunerativi, soprattutto tenendo conto delle partite elettorali in arrivo.

Il rischio è di restare con una domanda interna fragile, pochi investimenti, meno protezione dalla Bce e con una inquietante incertezza politica che può ulteriormente indebolire la forza contrattuale di Padoan a Bruxelles.

Uno scenario assai poco promettente. Del resto la Commissione europea si comporta, sia pure in guanti…bianchi (rinviando la decisione della  procedura di infrazione, che però sembra una sorta di riedizione del Sant’Uffizio cattolico),  con l’Italia come se fosse già un Paese tornato ad essere un sorvegliato speciale. Solite accuse: debito alto, riforme che marciano poco. E l’isolamento politico del nostro Governo, sotto gli occhi di tutti, impossibilitato (o incapace?) a fare alleanze in grado di modificare l’ottica di Bruxelles finisce per complicare ancor di più la situazione.

Quel tanto di ripresa a macchia di leopardo che si nota nella nostra economia avrebbe bisogno di altro. E qui pesa ancora una volta il vuoto politico che deriva dalla profonda crisi degli schieramenti politici. Un cambiamento di rotta non sembra essere alle porte. E strillare serve a poco, se non si è portatori di strategie convincenti. Lo stesso Padoan comincia a mormorare che si dovrebbe…fare di più. Ma è più una constatazione sconsolata, a quel che pare, che una affermazione di volontà politica. Probabilmente però questi mesi che abbiamo di fronte porteranno ad un brusco risveglio nella realtà europea. Al quale sarà difficile sottrarsi.

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1 Commento su L’inflazione sale ma l’Italia è ferma

  1. Una volta si chiamava stagflazione, non è la sconfitta della deflazione ma semplice inflazione importata mentre la produzione interna langue (stagnazione).

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