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Ius soli: una legge di civiltà


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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

«Lo ius soli è incomprensibilmente bloccato al Senato: un governo forte e autorevole come il nostro, di fronte a italiani lasciati senza diritti, può pensare ad aiutare l’approvazione con la fiducia» queste le parole di Matteo Orfini in un intervista rilasciata al quotidiano La Stampa.

Parole sacrosante. Gli italiani senza cittadinanza sono oltre un milione, di cui circa 650 mila sono nati e cresciuti in Italia mentre gli altri sono arrivati nei primi anni della loro vita.

Sono ragazzi che fino al diciottesimo anno di età sono stranieri. Stranieri nel loro Paese. Con l’approvazione della nuova norma avranno la cittadinanza tutti coloro che nascono in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. In più, per lo straniero nato e residente in Italia legalmente senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza viene aumentato da uno a due anni dal raggiungimento della maggiore età. La grande novità della legge in attesa di approvazione al Senato è lo ius culturae che concede la cittadinanza al minore straniero che sia nato in Italia o sia entrato nel nostro Paese entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale.

La legislazione italiana prevede diverse modalità per l’acquisizione della cittadinanza, disciplinate dalla legge n.91 del 1992 secondo la quale la cittadinanza si trasmette dai genitori ai figli, secondo il criterio dello ius sanguinis. Vi sono inoltre sia il principio dello iure communicatio sia dello ius domicilii. È possibile ottenere la cittadinanza italiana, da un lato, attraverso il matrimonio con un cittadino o tramite l’adozione, dall’altro lato, in seguito ad una stabile ed ininterrotta permanenza sul territorio dello stato italiano per almeno dieci anni. Anche se per dovere di precisione da quest’ultima modalità matura solamente un interesse legittimo che consente di presentare la domanda di cittadinanza, la risposta però sarà soggetta al principio della discrezionalità amministrativa. Vi è presente invece un ulteriore caso eccezionale dove chi nasce in Italia, solo, e soltanto, se risiede ininterrottamente sul territorio dello Stato sino al compimento della maggiore età matura il diritto alla cittadinanza italiana. Tale diritto però è temporaneo e si esaurisce al compimento del 19esimo anno di età.

Matteo Orfini sostiene che lo ius soli è priorità del Governo Gentiloni. Il nuovo reggente di uno sgangherato Partito Democratico neanche ha fatto in tempo a dire una cosa di buon senso, e neanche troppo di sinistra che si è scatenato il pandemonio di una politica che, come sempre, arranca e fatica a stare dietro a un mondo che cambia.

«Dopo aver reso l’Italia il campo profughi d’Europa, nonché l’unica nazione al mondo che finanzia la propria invasione, il Pd prova a ottimizzare anni di politiche scellerate sull’immigrazione», ha scritto Giorgia Meloni sulla sua pagina Facebook, aggiungendo che «visto che gli italiani non voteranno più per il Pd si stanno attrezzando per far votare gli immigrati, dei quali sono stati il governo per tutti questi anni. Per Fratelli d’Italia la cittadinanza non è un automatismo, ma è il suggello di un percorso, durante il quale bisogna dimostrare di desiderarla, volerla e meritarla».

Secondo Maurizio Gasparri: «Ma come si permette Orfini? Fino a quando il Pd continuerà a fare danni all’Italia?». «Orfini non ha l’autorità per imporre l’agenda al Parlamento, né tantomeno al governo. lo Ius soli è fermo al Senato e lì morirà. La cittadinanza facile per gli immigrati non sarà mai legge. Siamo disposti a tutti per non far passare un principio sbagliato e incostituzionale. Le priorità sono il lavoro, la sicurezza, un fisco meno vessatorio, lo stop all’immigrazione clandestina».

Per Matteo Salvini «se dovesse accadere noi portiamo dentro il Parlamento la rabbia che c’era ieri fuori dal Parlamento, sempre isolando ovviamente gli episodi di violenza. La cittadinanza facile o il voto regalato a migliaia o a milioni di persone per decreto è una follia che nessuno si può permettere di ipotizzare. Facciamo le barricate vere, dentro però, non fuori».

L’unica vera follia è che la politica sia riuscita a trasformare in una guerra ideologica una questione di civiltà.  È difficile che Salvini, Gasparri o la Meloni dicano qualcosa di interessante ma sarebbe stato meglio se si fossero uniti a una battaglia di buon senso. Battaglia dietro la quale si nascondono persone. Cittadini italiani a cui viene negato un diritto ed un dovere. Perché la cittadinanza che da lo Stato permette a delle persone di associarsi in un gruppo per avere un sistema di doveri e diritti. Non si chiama “immigrato” chi è nato in Italia, ha studiato in Italia e lavora in Italia. Così come fatichiamo a chiamare “politici” personaggi che dimenticano diritti e doveri dei cittadini italiani e che fomentano un clima di odio e intolleranza che speriamo non appartenga al nostro Paese.

 

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