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Diamo la cittadinanza a 800 mila italiani


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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Mohamed Rmaily è in Italia da quando aveva tre anni. Viene dal Marocco e vive a Treviso. Studia Giurisprudenza ed è italiano. È tifoso dell’Inter, giocava a rugby e ama il nostro Paese. Come Mohamed un milione di persone. Un uomo che fa parte della generazione ponte tra due culture, un uomo chiave della nostra società multiculturale.

Si sono uniti in un movimento che si chiama “Italiani e Italiane senza cittadinanza”.  Si presentano così sulla loro pagina Facebook: “Abbiamo età diverse, nati nelle città italiane o all’estero, ma tutti cresciuti nel Belpaese. La maggioranza di noi va ancora alla Scuola pubblica italiana, ma una parte è all’Università o lavora. Siamo tutti Italiani con una sola particolarità: non abbiamo un documento che lo possa testimoniare. Siamo figli di una patria che non ci riconosce. L’obsoleta legge n. 91 del 1992 non rispecchia l’attualità della nostra Italia, ci rende difficile e talvolta impossibile acquisire la cittadinanza italiana e molti di noi vengono considerati stranieri nel proprio Paese, liquidati come “Italiani col permesso di soggiorno”. Ma non siamo stranieri né straniere. Siamo gli “Italiani e Italiane senza cittadinanza”, uniti nel chiedere una legge 91/92 più aperta verso noi “figli invisibili””.

Sono ragazzi, uomini e donne che scendono in piazza con un passaporto gigante, insieme a un altra associazione “L’Italia sono anche io”. Un passaporto che simbolicamente gli permetterebbe di essere italiani a tutti gli effetti. Perché il 13 ottobre del 2015 la camera dei deputati ha approvato una legge per la riforma della cittadinanza che prevede l’introduzione del diritto ad acquisire la cittadinanza per nascita sul suolo italiano nel caso in cui almeno uno dei genitori di origine straniera abbia il permesso di soggiorno permanente (ius soli temperato) o al termine di un percorso scolastico (ius culturae) proprio con lo scopo di tutelare circa un milione di persone nate o cresciute in Italia, figli di cittadini stranieri, che al momento non hanno nessun diritto, proprio come Marwa e Fatima. La legge però è bloccata da un anno al senato. 301 allora i favorevoli a uno “ius soli temperato”, nelle fila di PD, Scelta Civica, NCD e Sel, contrari Lega Nord e Forza Italia ed astenuto il Movimento Cinque Stelle.

Mohamed è uno dei volti di questa campagna ed è la sua voce e la voce di tutti gli Italiani senza cittadinanza che vi riportiamo.

Nella tua famiglia sei l’unico a non avere ottenuto la cittadinanza italiana. Come mai?

Mio padre ha ottenuto la cittadinanza tempo fa ma io ero maggiorenne. Mio fratello la ebbe di conseguenza a mio padre perché all’epoca era minorenne. Mia mamma ha avuto i documenti l’anno scorso. E io sono rimasto l’unico marocchino della mia famiglia.

Hai chiesto di diventare cittadino?

Ci ho provato ma la mia domanda non è stata presa in considerazione. Mancava un certificato penale marocchino, necessario per dimostrare che avevo la fedina penale pulita. Non so come potesse essere sporca però calcolando la mia età.

Ti stai battendo in prima linea per questa campagna. Quali sono le promesse che vi sono state fatte?

Abbiamo la necessità di farci sentire perché di promesse ne abbiamo sentite veramente tante. La legge è ferma per una mancanza di volontà politica, visto che il PD ha la maggioranza. Ci hanno promesso che dopo il referendum avrebbero portato la legge in aula poi ci hanno promesso che lo avrebbero fatto entro fine anno. Da destra a sinistra ci hanno promesso tante cose ma la situazione ancora non è cambiata.

Quali sono le difficoltà che incontri nella vita di tutti i giorni?

Io studio giurisprudenza e una volta laureato non potrò iscrivermi all’ordine. Non solo, non posso fare un concorso pubblico né partecipare per esempio al servizio civile. Non posso andare a trovare mio fratello a Londra per più di un mese. Viaggiare liberamente per me è un lusso. Ho vissuto molte ingiustizie , quando ero più piccolo giocavo a rugby ma senza cittadinanza non ho potuto partecipare alle selezioni nazionali. Il mio sogno è quello che i miei figli e i miei nipoti non debbano subire quello che ho subito io. Parliamo di circa 800 mila bambini stranieri che studiano nelle classi italiane e che sono italiani. Il paradosso è che se vado in Marocco mi chiamano “italiano” mentre in Italia mi chiamano “marocchino”. Io ho un permesso di soggiorno, senza quello dovrei tornare a casa mia ma l’Italia è la mia casa.

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