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Jim Morrison: e il rock conobbe il suo Baudelaire


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-GIULIA CLARIZIA-

Il 27 gennaio 1967 è una data in cui si è scritta la storia del Rock. Uscì infatti il primo album dei Doors, rivoluzionando il mondo della musica e il rapporto tra gli artisti e il pubblico. Grazie al loro sound inconfondibile seppur semplice nella sua costruzione e al genio di Jim Morrison, non solo come cantante ma come artista a tutto tondo, l’album in breve tempo schizzò in cima alle classifiche e il singolo Light my fire vendette un milione copie e vinse il disco d’oro.

Il quartetto di Los Angeles si era formato un paio di anni prima in California. Ray Manzarek e Jim Morrison, entrambi studenti della UCLA, decisero di mettere insieme le loro abilità. Jim infatti aveva scritto un testo, Moonlight drive, e chiese l’aiuto di Ray per metterlo in musica. Di lì, i due capirono che poteva nascere qualcosa. Vennero quindi coinvolti Robby Krieger, come chitarrista e John Densmore, come batterista. Manzarek avrebbe svolto un ruolo molto significativo come tastierista, dando anche con la mano sinistra il ritmo del basso, di cui erano privi.

Per due anni la nuova band si fece conoscere aprendo concerti, soprattutto presso il locale Whisky a gogo che li assunse come home band. Poi arrivò la proposta di produzione da parte di Paul Rothchild. E da lì iniziò l’ascesa dei Doors, in un vortice di trasgressione che andava oltre la contestazione di quegli anni. Le canzoni dei Doors parlano di sesso, morte, droga, guerra. Le stesse performance vogliono andare oltre i tabù, e spesso ci vanno, spinte dal temperamento particolarissimo di Jim Morrison, “the Lizard king“, come si autodefiniva in un poema da lui scritto e poi messo in musica. Un ribelle, un dannato che esprime in sé tutto il decandentismo del ‘900, non a caso identificandosi in poeti come Baudelaire e Rimbaud.

Tra gli svariati episodi che si potrebbero citare, fanno scalpore quello del licenziamento della band dal Whisky a gogo nell’agosto nel 1966, quando Jim Morrison inserì durante l’esecuzione della canzone The end quei versi edipici (Father, i want to kill you, mother, I want to fu*k you) che tanto hanno fatto discutere. E poi lo scontro con la polizia durante il concerto a New Haven nel dicembre del ’67. Morrison infatti, era stato sorpreso da un agente mentre era appartato con una ragazza nelle docce dell’ arena dove si sarebbe tenuto il concerto, ed era stato allontanato. Durante lo show, iniziò a raccontare la vicenda apostrofando il poliziotto come “ometto blu”, motivo per cui venne dato l’ordine di sospendere il concerto e Morrison fu pestato dalla polizia.

Questi sono solo alcuni degli episodi che descrivono l’esuberanza di un artista che, purtroppo come molti, è stato risucchiato dal vortice della droga.

La sua morte prematura il 3 luglio 1971 è ancora avvolta da un alone di mistero e lo porta a inserirsi nel club 27, ovvero il gruppo di artisti deceduti all’età di 27 anni, come Jimi Hendrix, Kurt Cobain ed Amy Winehouse. Il suo corpo venne trovato in una vasca da bagno a Parigi, ma leggenda vuole che sia ancora in giro, a godersi la vita in chissà quale angolo del mondo. La sua tomba, in ogni caso, si trova al cimitero Père Lachaise di Parigi, ed è oggi meta di pellegrinaggio di migliaia di fan ogni anno.

Due anni dopo la sua morte, il gruppo si sciolse. Il film capolavoro Apocalipse Now, liberamente ispirato a Heart of Darkness di Joseph Conrad, descrivendo la “sporca” guerra in Vietnam nella sua follia e amoralità si apre con la canzone The End, introdotta dal rumore delle eliche degli elicotteri che sono una costante di tutto il film. Il brano infatti, parla del male che è insito nell’uomo, che nel film viene rivelato dalla guerra. Il regista Francis Ford Coppola aveva conosciuto personalmente Jim Morrison.

È indubbio che I Doors hanno lasciato in eredità al mondo della musica uno stile unico e brani che sono entrati a pieno diritto nei grandi classici del rock. Ma non solo. Il messaggio che hanno lanciato ha segnato una generazione.

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