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Il caso Manning: prima torturata e poi graziata


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-di FEDERICO MARCANGELI-

Il 17 Gennaio Barack Obama ha concesso la grazia a Chelsea Manning, che verrà scarcerata a Maggio dopo il normale iter previsto dalla legge americana. La storia dell’ex analista militare appare tratta da vero e proprio film.

Nel 2010 Bradley Manning era stato condannato a 35 anni per aver passato delle informazioni riservate a WikiLeaks, suscitando le ire dei vertici militari statunitensi. Per chi non lo sapesse, il noto portale diffonde online un’infinità di notizie riservate ricevute in modo totalmente anonimo da vari insider (talpe). L’analista era stato arrestato solo grazie ad una soffiata del noto hacker Adrian Lamo, tra i maggiori detrattori di WikiLeaks.

Le notizie trafugate da Manning riguardavano la guerra americana in Iraq (con decine di migliaia di documenti) ed oltre 200.000 cablogrammi diplomatici. Questi ultimi coprivano uno spettro ancora più ampio, che spaziava dall’Afghanistan all’Iraq, passando dalla prigione di Guantanamo. Il maggior scalpore venne suscitato dall’uccisione di 12 civili innocenti (tra cui due giornalisti di Reuters) perpetrata dall’esercito americano, che in quell’occasione scambiò una telecamera per arma da fuoco.

Dopo l’arresto nel 2010 le condizioni dell’ex militare furono subito oggetto di attenzione da parte delle associazioni per i diritti civili. Le testimonianze emerse nei mesi successivi parlavano di 23 ore al giorno di isolamento, con una sola ora di “attività”. In quei 60 minuti il prigioniero poteva esclusivamente camminare in cerchio all’interno di una stanza. Bradley era inoltre costretto a dormire su una coperta (seminudo), con la luce accesa e dei controlli costanti ogni 5 minuti. Incredibilmente tali condizioni non vennero considerate “tortura” sul suolo americano.

Nel 2013 venne condannato a 35 anni di reclusione dalla corte marziale e subito dopo iniziò un’ulteriore prova personale. Manning intraprese una transizione di genere, cambiando il suo nome in Chelsea Manning e sottoponendosi ai trattamenti ormonali previsti. Questo processo (compiuto in un carcere maschile di massima sicurezza) l’ha portata a tentare per 2 volte il suicidio.

Tale situazione, abbinata all’enorme sproporzione della pena, ha portato l’ex presidente Obama a concederle la grazia.

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