Morto Bauman, tra liquidità e sonno della ragione

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-di ANTONIO MAGLIE-

Il suo “testamento” è contenuto in un piccolo libro edito lo scorso anno da Laterza: “Stranieri alle porte”. Un libro più che sull’immigrazione sulle paure che trasformano un movimento naturale inserito nel codice genetico dell’uomo (la mobilità, il nomadismo retaggio della sua nascita come cacciatore), nella “grande emergenza” che mette le ali elettorali a movimenti populisti, a grandi demagoghi (come “l’imbroglione” Trump), a organizzazioni apertamente xenofobe. Zygmunt Bauman si è spento a novantuno anni (era nato a Poznan, in Polonia, il 19 novembre 1925).

Ha provato a consegnarci le chiavi interpretative di una realtà sfuggente e in questa ricerca era approdato alla definizione di quella teoria della liquidità in cui tutto si fa sfuggente, in cui le persone assumono un valore in quanto consumatori soddisfatti e non più in quanto cittadini consapevoli. Forse oggi, come dice il filosofo Sergio Bodei, la teoria comincia a mostrare qualche crepa sotto i colpi della durezza di una società in crisi, in cui tutto sfugge al controllo, la democrazia smarrisce il senso della rappresentanza e riemergono preoccupanti fantasmi del passato, l’idea del “politico sublime” che mette tutte le cose a posto. In tutto questo non c’è più liquidità.

Ma che qualcosa dentro quella liquidità stesse cambiando, lo aveva capito anche Bauman che, infatti, in quel suo ultimo libro parlando di Trump, aveva fatto sua la definizione di Emma, Roller, opinionista del “New York Times”: “Il candidato perfetto nella nostra epoca virale”. E scriveva: “Uno psicologo della University of Hawaii ha osservato che i fenomeni virali più entusiasticamente condivisi sono quelli che attingono alle dimensioni più profonde della psiche. L’odio, la paura dell’altro, la rabbia provengono direttamente dall’inconscio. Quando si è soli davanti allo schermo di un telefono, di un tablet o di un computer, e gli unici “altri” presenti sono “virali”, si direbbe che la ragione e la morale si addormentino, lasciando campo libero a emozioni che di solito sono sotto controllo. Ovviamente, Internet non è la causa del crescente numero di internauti moralmente ciechi e sordi, ma contribuisce molto a favorire e dilatare il fenomeno”.

Aveva raccontato lo sdoppiamento di personalità provocato dal passaggio dalla realtà reale alla realtà virtuale: “Nel mondo offline sono controllato, mi viene chiesto, e spesso anche imposto, di assoggettarmi a circostanze fortuite e imprevedibili – di obbedire, di adattarmi, negoziare il mio posto, il mio ruolo e il mio equilibrio tra diritti e doveri; e tutto questo avviene sotto sorveglianza, e sotto minaccia, esplicita o tacita, di esclusione ed espulsione. Nel mondo online, all’opposto, sono io al comando, sono io ad avere il controllo… Nel mondo offline io appartengo, mentre il mondo online mi appartiene. Quando dall’offline passo all’online ho l’impressione di entrare in un mondo sottomesso alla mia volontà e disposto di buon grado a conformarsi ai miei voleri”.

Ci ha aiutato a capire o, quanto meno, a pensare, un esercizio che, oggettivamente, non sembra essere il marchio di fabbrica del mondo online e dove possono tornare a nascere quei mostri che come diceva Bertolt Brecht (e riproponeva Bauman), sono la conseguenza inevitabile del sonno della ragione.

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