Monte dei Paschi: quattro domande a Renzi e Padoan

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La vicenda del Monte dei Paschi di Siena sta allarmando i risparmiatori e, contemporaneamente, ha aperto un fronte di polemica con la Germania che in linea di massima non avrebbe tutti i torti se non dimenticasse, quando i suoi esponenti di punta del mondo bancario e del governo parlano, che molti suoi istituti sono stati salvati con soldi pubblici prima dell’approvazione del bail in. Ma ciò non toglie che la questione (come l’altra di Banca Etruria e compagnia) chiami in causa il comportamento del governo italiano, la sua legittimità non solo nel merito ma anche nei tempi. Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan ha, a sua volta, puntato il dito contro la Bce che chiede un aumento di capitale di 8,8 miliardi (nel corso di un Forum del Sole24 ore ha detto: “La mancanza di informazione si traduce in opacità e le cose opache inducono a interpretazioni quasi sempre sbagliate”). Però anche Padoan e, soprattutto, il suo precedente “capoufficio”, Matteo Renzi, dovrebbero fornire alcune risposte. Anche perché nel frattempo non meglio precisate fonti prossime al fondo del Qatar e al fondo Soros rivelano che i due investitori si sono ritirati dalla partita (in cui avrebbero versato per l’aumento di capitale tra il miliardo e il miliardo e duecentocinquanta milioni) a metà dicembre, preoccupati dell’instabilità politica e del probabile mutamento del quadro politico in seguito a nuove elezioni. Si dice anche che il provvedimento firmato adesso da Padoan fosse pronto già da tempo, da molto tempo. Mettendo insieme tutti questi elementi, allora, le domande sono inevitabili: perché mai si è atteso tanto tempo, facendo indebolire la banca e trasformandola nel bersaglio preferito degli speculatori, per adottare un provvedimento che da molti mesi appariva inevitabile essendo l’obiettivo dei cinque miliardi di aumento di capitale a parere dei più impossibile da raggiungere? Perché il presidente del consiglio di allora, cioè Renzi, non è intervenuto coi fatti e non solo con le parole (che peraltro smentiva pochi secondi dopo accentuando i caratteri da fine del mondo dell’appuntamento referendario) per rassicurare risparmiatori e, nella caso specifico, investitori? In che maniera la partita del referendum si è intrecciata con quella del salvataggio di Mps? E in che misura questo intreccio può aver assunto caratteri strumentali? Domande semplici, che si pongono tutti i cittadini (risparmiatori e contribuenti), a cui Renzi e Padoan dovrebbero rispondere ancor prima di polemizzare con i tedeschi. Siamo in attesa.

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