La star del rock, la madre disperata e 10 mila dollari

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-di ANTONIO MAGLIE-

“È un mistero per me/ Abbiamo un’avidità che abbiamo approvato/ E pensi di dover volere più di quello di cui hai bisogno/ Finché non avrai tutto non sarai libero”. Così cantava Eddie Vedder in un brano, “society”, che faceva parte della colonna sonora del film di Sean Penn “Into the Wild-Nelle terre estreme”. Un inno contro la società capitalistica ammalata di egoismo, quasi una denuncia di quel sistema finanziarizzato costruito negli ultimi decenni e che ha consentito a una ristrettissima élite di accumulare grandi ricchezze impoverendo una parte sempre più ampia della popolazione mondiale. Il vero inganno, insomma, di una globalizzazione che è servita a pochi e marginalizzato molti altri perché, come scriveva Vedder, se “pensi di volere di più di quello che hai bisogno”, inevitabilmente quel surplus lo togli proprio a chi, invece, ne ha bisogno solo per sopravvivere.

Eddie Vedder è il leader dei Pearl Jam, gruppo di punta insieme ai Nirvana di Kurt Cobain di quel movimento musicale che si chiamava “Grunge” o, alternativamente, “Seattle sound”. Un personaggio che non ha mai nascosto le sue posizioni politiche tanto è vero che lo scorso 2 maggio al Madison Square Garden non perse l’occasione per urlare dal palco il suo sostegno a Bernie Sanders, il socialista che contese a Hillary Clinton la nomination democratica per la Casa Bianca. Capita, a volte, che alle parole corrispondano i fatti e che alle idee dichiarate facciano seguito comportamenti conseguenti. Quando poi questo accade sotto Natale, allora si può materializzare quella rassicurante notizia che spesso cerchiamo ma solo di rado troviamo.

Tutto comincia poco prima di Natale quando la signora Tyshika Britten, parrucchiera del Maryland, madre di sei bambini (cinque maschi e una femmina), posta disperata (essendo sotto sfratto) un appello su Crauigslist che il 19 dicembre viene ripreso dal Washington Post facendo sul web un giro vorticoso e suscitando, contemporaneamente, un’ onda ampia di solidarietà. La donna non usa giri di parole: “Sto veramente male. Faccio del mio meglio. Prego ogni giorno e ora chiedo aiuto. Non è per i regali, ma sono bambini! Sono un fallimento totale in questo momento… aiutatemi!”. Tra i lettori anche Eddie che alle spalle ha una storia infantile e adolescenziale punteggiata di difficoltà, non solo l’economiche. Una parte l’ha rivelata in “Alive”, canzone contenuta nell’album dell’esordio trionfale: “Ten”. Lì racconta quando la madre gli svelò che il suo vero padre non era quello che gli aveva dato il nome (poi ripudiato a vantaggio di quello della madre) ma un signore nel frattempo morto per sclerosi multipla: “Mentre te ne stavi a casa da solo all’età di tredici anni/ Il tuo vero papà stava morendo/ Mi spiace che tu non l’abbia conosciuto/ Ma sono contenta che abbiamo parlato”. Eddie ha letto e a quel punto ha deciso di aiutare la signora con un assegno da diecimila dollari.

“Questa storia mi ha commosso per quello che questa madre ha fatto per i suoi figli. Ho pensato che quei ragazzi devono essere orgogliosi della loro madre. Che è molto coraggiosa”, ha spiegato mentre la signora, rigirando tra le mani l’assegno cercava di capire attraverso internet chi fosse il benefattore. E poi ha aggiunto: “Ricordo alcuni miei Natali quando i giochi che trovavo sotto l’albero non funzionavano nemmeno perché erano stati acquistati al mercatino”. Vedder nelle sue canzoni ha sempre messo molto di se stesso, delle sua storia e delle sue passioni. Basta ascoltare forse la più bella di quello straordinario album di esordio, “Black”, il racconto di un amore finito che lo aveva fatto precipitare nel buio: “Le foto si sono tutte tinte di nero/ Che ha tatuato ogni cosa/ Tutto l’amore finito male ha cambiato in nero il mio mondo/ Ha tatuato tutto ciò che vedo, tutto ciò che sono/ Tutto ciò che sarò”. Chissà che ora nella vita della signora Britten non possa spuntare un po’ colore.

antoniomaglie

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