Niente concerto, la Raggi manda i romani all’estero

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Un capodanno a 5 stalle. È quello che si prospetta a Roma. Dopo vent’anni salta anche il Concertone previsto al Circo Massimo, la fuga degli sponsor sembra essere la causa. La soluzione sembra essere quella di ricorrere all’affidamento diretto. Stessa prassi utilizzata dal commissario Francesco Paolo Tronca nel 2015. Prassi fortemente criticata dal Movimento 5 Stelle. Era il 29 dicembre e i grillini sostenevano che “i ritardi nell’organizzazione della kermesse non possono costituire ovviamente alcuna giustificante, visto che dovrebbe essere dovere e prerogativa delle istituzioni assicurare tempi specifici per la realizzazione di un evento già previsto, nonostante i dietrofront dell’ultima ora, e di così grande portata”.

La Raggi sembra trasformarsi nel Grinch dopo aver rubato il Natale ai romani, addobbando (o meglio non addobbando) l’albero a piazza Venezia, ora nega il Capodanno. La soluzione della Sindaca sembra essere quella di spedire i romani all’estero. Un link da cui si accede dal sito del Comune di Roma. Cliccando su “Capodanno” nessun artista che si esibisce in piazza ma due righe “L’ultimo giorno dell’anno si avvicina. E’ ora di cominciare a programmare un viaggio interessante e divertente per poter passare un Capodanno unico. Ecco alcune mete che abbiamo selezionato per voi”. Alla fine della frase “Europa- Destinazioni varie”. Gli albergatori romani ringraziano.

La Raggi ha tentato di rassicurare i romani “Dalle 3.30, infatti, i ponti di Roma e il lungotevere diventeranno il palcoscenico di numerose performance artistiche.” A patto che ci andiate in macchina. Il grande evento della giunta capitolina inizia alle 3.30 del mattino, ma bus e metro sono attivi fino alle 2.30. In ogni caso potrà contare su bus e metro solo all’andata. Dalle 2.30 il servizio riprenderà poi alle 8 del mattino.

Ma si sa che la Sindaca di Roma ha altro a cui pensare. Esattamente un anno fa il Movimento 5 stelle Romano (tra cui l’allora consigliera Raggi) attaccava Tronca sostenendo che “diverse nomine, o proroghe, effettuate da Tronca anche in alcune municipalizzate di Roma come Atac sembrano non essere al di sopra di ogni sospetto. Trasparenza e rinnovamento ci si aspetterebbe da un commissario che, dopo lo scandalo di Mafia Capitale e i pasticci dell’ex giunta Marino, ha assunto il delicato compito di traghettare Roma fino a nuove elezioni”. Di certo queste dichiarazioni ora hanno un qualcosa di comico.

Dopo le dimissioni dell’assessore Muraro e l’arresto di Marra, l’Oref (organo di revisione dei conti del Campidoglio) ha bocciato il bilancio previsionale , celebrato a Novembre dalla Sindaca come un “ritorno alla legalità”. Denunciate previsioni errate sia per quanto riguarda le entrate che le uscite. Assenza di un piano di rientro o di vendita di società partecipate in grande perdita e mancata copertura dei debiti. Dove è finito l’audit sui debiti tanto promesso in Campagna elettorale?

Come se non bastasse l’Anac ritiene “configurabile” il suo “conflitto di interessi” riguardo al caso della nomina del fratello di Raffaele Marra alla Direzione Turismo. Per l’organo presieduto da Cantone, infatti, “tale situazione sussiste sia nel caso in cui il dirigente abbia svolto un mero ruolo formale nella procedura, che nell’eventualità di una sua partecipazione diretta all’attività istruttoria”. Da quella pratica, Marra avrebbe dovuto astenersi. E la sindaca avrebbe dovuto esonerarlo.

I grillini sottovalutano, sminuiscono e cercano di nascondere la testa sotto la sabbia. Esiste un problema e sta diventando ingestibile. Soprattutto per tutti i cittadini romani che vivono a Roma ma non godeno della vista sui Fori Imperiali che è stata garantita alla Raggi con voto popolare. Passando da un twitt a un post ad una conferenza stampa senza domande (il movimento di Grillo è così democratico che non riconosce il confronto dialettico ma esclusivamente il soliloquio), va in scena una commedia già numerose volte replicata nella storia quasi trimillenaria della Capitale: quello del potere che quando deve dar conto delle proprie responsabilità o irresponsabilità, scappa. Con l’aggravante di chiedere scusa solo a un cittadino, Beppe Grillo, non residente, che non paga qui le addizionali o l’imposta sui rifiuti e non è chiamato ad accettare i disservizi che invece incombono quotidianamente sulla comunità. Non a chi l’ha votata o a chi non l’ha votata e se l’è vista arrivare tra capo e collo con l’arroganza della prima della classe. O forse della “primina”.

Valentina Bombardieri

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