Fatturato e ordini: un passo avanti e uno indietro

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-di SANDRO ROAZZI-

Ad ottobre l’industria italiana secondo i dai Istat ha fatto un passo avanti rispetto a settembre sia in termini di fatturato che di ordini (+0,8%,+0,9%) ed ancor meglio hanno fatto gli ultimi tre mesi rispetto si precedenti (+2,3%, +3,3%). È l’avvio di un ciclo? Sarebbe temerario affermarlo anche perché rispetto allo stesso mese di un non certo splendido 2015 ad esempio il fatturato appare in calo dello 0,9%, con il mercato interno ancora una volta nella parte del massimo responsabile della flessione. E non e’ un caso che i consumi interni continuino a stentare nel rialzare la testa.

A ottobre le vendite al dettaglio in verità risultano positive per un +1,2%. Ma già gli ultimi tre mesi ripiombano in terreno negativo (-0,2%) nei confronti del trimestre precedente e nella stessa misura del calo rispetto ad ottobre di un anno fa. Ma intanto si nota poco che le… diseguaglianze anche nel settore del commercio si accrescono fra le grandi strutture commerciali e i piccoli negozi. Le vendite delle prime crescono dello 0,8%, i “piccoli” invece sono in calo dell’1%. La gravità della flessione si misura meglio osservando che quelli fino a 5 dipendenti, ovvero a prevalente conduzione familiare, vedono le vendite “crollare” del 3,3%. Uno stillicidio senza fine che sta mutando il volto delle nostre città dove supermercati d’ogni tipo stanno sostituendo le tradizionali botteghe sempre di più. Mentre in termini di consumi va notato che a far la parte del leone in termini di vendite sono i discount, vale a dire la tipologia di supermercati più economica. In parole povere le famiglie italiane continuano a centellinare gli acquisti, puntando sull’essenziale a basso costo in molti casi.

Intanto avanza ineluttabile anche un cambiamento di costume. I grandi centri commerciali sono da tempo la meta delle domeniche di tante famiglie, gli ipermercati permettono a loro volta di esaurire in un solo viaggio, carrello alla mano, le necessità del momento, alimentari e non. Di questo passo pero’ finiranno per accentuarsi le difficoltà a mantenere nei centri urbani la vitalità commerciale che era anche uno degli aspetti della vitalità sociale. Dobbiamo riconoscere che nel tempo di un individualismo targato internet e telefonini il luogo “sociale” costituito dai negozi del passato ormai è un ricordo. Resta il fatto però che la desertificazione commerciale dei centri urbani andrebbe arginata e non accettata fatalisticamente. Anche perché le nuove tecnologie, viste come strumenti che affossano il “piccolo” potrebbero invece essere d’aiuto per creare nuove opportunità. E con esse evitare ulteriore distruzione di posti di lavoro.

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