Web da moralizzare: l’apertura di Zuckerberg

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di FEDERICO MARCANGELI-

Facebook è un genere di piattaforma diversa da qualunque cosa l’abbia preceduta. Ritengo Facebook una compagnia tecnologica ma riconosco che abbiamo una responsabilità maggiore della semplice fornitura della tecnologia attraverso la quale scorre l’informazione”. Così Mark Zuckerberg apre le porte ad una maggiore assunzione di responsabilità del social network contro le notizie false.
Ma partiamo dal principio.
Negli USA la polemica sulle bufale online si è fatta molto infuocata nel corso delle presidenziali, a causa di numerose accuse verso il candidato repubblicano. Si pensa che Trump possa aver fatto costruire delle news ad hoc per far perdere consensi alla Clinton. Le ire della democratica e dei suoi sostenitori hanno portato alla ribalta il tema. Proprio da questa situazione è scattato il dibattito nell’opinione pubblica americana e, successivamente, in quella mondiale.
Il problema delle bufale virali non è infatti circoscritto agli Stati Uniti, ma si estende a tutto il mondo, Italia in primis.
Lo schema è sempre lo stesso: creazione delle notizie false, diffusione e creazione di una verità post-fattuale.
Quest’ultima è intesa come una forma di convinzione che va oltre i fatti concreti e che crea una nuova realtà, facendo leva sulle emozioni e le convinzioni.
La storia dei 35€ al giorno agli immigrati ne è un tipico esempio. Si parte da un falso per generare una nuova verità nell’opinione pubblica.

Facebook ha preso coscienza del suo ruolo ed ha deciso di dotarsi di strumenti per combattere il fenomeno.
Gli utenti potranno infatti segnalare le notizie che reputano meno attendibili, facendo scattare un iter di verifica del social network. L’algoritmo di controllo sfrutterà dei principi elaborati da organizzazioni specializzate nel fact-checking, sulla base dell’International Fact Checking Code of Principle (una sorta di Codice delle anti-Bufale internazionale).
L’idea elaborata da Facebook non è però esente da difetti. Una volta verificata la falsità di una notizia, il sito non la eliminerà. Scatterà semplicemente un sistema di segnalazione, accompagnando la news con un articolo di spiegazione. La motivazione è semplice: anche le notizie non vere sono fonte di guadagno per il social network.

Tralasciando le critiche al metodo, appare quantomai positivo questo primo passo verso la “verità”.

Non va sottovalutato infatti questo problema del web. Nell’infinità di aspetti positivi che internet ha portato nelle nostre vite, non è presente quello dell’affidabilità delle fonti.
Chiunque abbia una connessione può improvvisarsi scrittore o giornalista, diffondendo il suo “verbo” a migliaia di persone.
Se abbiniamo questo aspetto alla mancanza di spirito critico dell’utente medio, andiamo a dipingere un quadro drammatico.
Senza regole serie si rischia di creare dei mostri (notizie false) che si autoalimentano senza fine.

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