Vince il no. E ora?

Referendum Costituzionale - apertura seggio in via Flavio Ando'. Roma 4 dicembre 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

-di GIULIA CLARIZIA-

Che si abbia parteggiato per il sì, o per il no, ieri gli italiani sono andati a votare. L’affluenza media è stata fissata intorno al 68.48%, un buon risultato considerando i trend precedenti.
Ai referendum costituzionali del 2001 e del 2006, l’affluenza era stata rispettivamente del 34 % e del 52.5%.
L’affluenza più alta è stata rilevata in Veneto, con il 76.66%, la più bassa in Calabria, con il 54.3%.

Il No ha vinto con uno scarto del 18.22%, registrando il 59.11% dei voti, mentre il Sì il 40.89%.
Una forbice particolarmente ampia si nota nelle isole: in Sardegna il 27.78% dei voti sono stati dei Sì, contro il 72.22% dei No. In Sicilia il 28.42% di Sì, mentre il 71.58 % di No.
L’Emilia-Romagna è invece la regione con lo scarto tra Sì e No più basso, segnando tra l’altro una leggera prevalenza del Sì (50.39 % contro il 49.61% del No).
Il Sì è prevalso inoltre in Toscana, Trentino Alto-Adige e nella sezione estero.
La sezione estero merita un ragionamento a parte. I nostri espatriati hanno votato con un’affluenza che va dal 33.7 % in Europa, al 25.44% in America Meridionale.
Inoltre, all’estero si nota una netta maggioranza per il Sì, che ottiene il 64.7% dei voti. Sarà merito delle cartoline?

La conclusione che si deve trarre è che gli italiani di fronte a una questione di grande importanza come la riforma costituzionale, hanno tirato fuori la tessera elettorale impolverata dal cassetto e sono andati alle urne. Che lo abbiamo fatto votando di coscienza dopo un’attenta analisi della riforma, o per “mandare Renzi a casa” o al contrario, per sostenere il suo governo, non è un dato calcolabile in percentuali. Ciò che conta è che questo referendum segna il merito di aver avvicinato una buona percentuale di italiani alla politica, esercitando la sovranità popolare con la procedura di democrazia diretta per eccellenza: il referendum.

Certo, ora siamo di fronte all’ennesima crisi di governo. La sconfitta della riforma Renzi-Boschi ha comportato l’annuncio delle dimissioni del premier, durante un commosso discorso sta notte a palazzo Chigi.

Spetterà ora al presidente della repubblica Sergio Mattarella l’incarico di gestire l’immediato futuro, valutando l’opportunità di formare un nuovo governo oppure di sciogliere le camere e chiamare i cittadini al voto.

Resterebbe in questo caso l’incognita della legge elettorale. Votare di nuovo con l’incostituzionale Porcellum sarebbe impensabile, ma l’Italicum è stata fatta a immagine e somiglianza delle istituzioni che sarebbero dovute uscire dalla riforma costituzionale. Infatti l’Italicum così com’è ora, non si applica al senato. È dunque necessaria una modifica, frutto della poca lungimiranza di promulgare una legge elettorale basata su uno scenario istituzionale non ancora approvato.

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