La foto di un paese deluso ma spread e borse reggono

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-di SANDRO ROAZZI-

I mercati, che sono già con un piede bel 2017, non hanno avuto sobbalzi sconvolgenti dopo la vittoria dei no. L’Italia conta poco? Tutto era stato già anticipato? I problemi sono altri come il nodo delle banche rispetto al quale gli investitori stanno alla finestra mentre la Bce monitora la situazione? Quale che sia la verità il fiume della finanza e dell’euro ha continuato a scorrere senza nessun impeto anomalo.

Anzi chi pensa che dia il momento di…comprare, forse già lo fa. Diversa e’ la prospettiva sulla quale il nostro Paese, considerato un abitue’ delle crisi, si gioca la sua credibilità. Un vuoto politico ad esempio potrebbe creare guai superiori alla sorpresa per la debacle del si e le dimissioni di Renzi. Procurandoci guai anche con Bruxelles ed accentuando la nostra debolezza in alcuni punti cardine dell’economia, vedi proprio il sistema bancario. E ripercuotersi anche sugli andamenti economici più generali già piuttosto fragili.

E’ probabile che il rischio più elevato lo corra propria la nostra economia. E questo non perché Confindustria e altre forze sociali come la Cisl figurino nel campo dei “perdenti”, quanto perché forse fra le ragioni dell’affermazione del no c’è un perdurante clima di sfiducia nei confronti della classe dirigente e di paura per un futuro economico e socisle che toglie molto più di quel che concede e che soprattutto ai giovani sembra regalare poche chance. Un rifiuto sottopelle della attuale politica e la mancanza di una vera speranza per il futuro indubbiamente hanno giocato un ruolo non secondario nella competizione referendaria, molto più che la divisione sui contenuti del quesito, probabilmente poco assimilati dal corpo elettorale.

Certo, appare singolare che a farne le spese sia stato proprio Renzi che,malgrado tutto, ha provato ad …offrire di tutto compresa la volontà di rottamare il vecchio ceto politico ma non ha scalfito a quanto pare il muro di diffidenza presente nel Paese reale e di cui aveva dato conto pochi giorni fa con accenti realisticamente pessimistici il sottovalutato rapporto annuale del Censis: la vitalita’ economica e sociale esiste ma ingessata da un Paese che risparmia per timore di future difficoltà, non rischia, relegando troppi giovani in un limbo senza uscita di povertà relativa ed assenza di vere opportunità,  resta spaccato fondamentalmente in due (il trionfo del no al sud la dice lunga…).

Se si deve ripartire non si può troppo a lungo ignorare questo scenario che in buona parte è figlio della lunga recessione ma ha anche radici ben piu’ profonde. Se questo ragionamento contiene del vero allora l’esito del voto referendario dovrebbe costringere tutti ad assunzioni di responsabilità molto severe, altro che “viva il populismo”. Riguarda la politica, la cui confusione tocca vertici allarmanti. Un interrogativo sopra gli altri: cosa è la politica oggi? Chi orienta il consenso: partiti che non sono partiti, movimenti, cartelli elettorali, élite autoreferenziali? Od un pò di tutto, che al dunque produce solo rigetto per la sua incapacità di progettare il domani, per la propensione adi accanirsi in una lotta di potere che esclude proprio coloro che avrebbero bisogno di risposte, per la sensazione di una corruzione latente che non viene estirpare e che ha maggior importanza del numero dei parlamentari da ridurre.

In secondo luogo ora tutti, vincitori e perdenti, sono chiamati a cambiare la legge elettorale. Gli italiani possono apparire poco attenti ai grandi temi istituzionali ma il fiuto per sentire odore di regime e potentati lo ha ed è fine…nei confronti di tutti si spera.
Ma c’è un terzo aspetto che diventa una opportunità: può crescere il ruolo delle forze sociali, sindacati ed imprese proprio perché le questioni economiche torneranno ad essere centrali con un 2017 che si preannuncia molto complicato. Bene hanno fatto a rinnovare prima del voto contratti come quello dei metalmeccanici e del pubblico impiego.

Oggi sarebbe divenuto tutto più difficile. Ma é proprio sulla politica economica che le parti sociali possono tornare, se ci riescono, ad essere protagoniste facendo un grande servizio sd un Paese smarrito. Garantendo quella stabilità, che la politica cerca ma non trova, impedendo l’immobilismo di una stagnazione letale per le sorti del nostro sistema economico. E, perché no dimostrando che un cammino di rinnovamento non si e’ fermato nella nostra società. Aspetti, questi sì, che i mercati valutano e pesano.

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