Ora pensate ai veri problemi dell’Italia

– DI ANTONIO MAGLIE – 

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Renzi ha avuto la sua Waterloo. Se l’è pure cercata obbligando il Paese a porre al centro della sua vita pubblica un tema, la riforma costituzionale, che non era una priorità e che serviva soltanto per offrire una personale immagine decisionista ai circoli politici e finanziari internazionali che anche con toni terroristici hanno provato a servire una causa da cui avrebbero dovuto tenersi alla larga per rispetto di un popolo che in tutte le democrazie è sovrano. Un Paese già fortemente diviso e con problemi drammatici che con la Costituzione non hanno proprio nulla che spartire, per oltre un anno è stato ulteriormente devastato da polemiche velenose che non potranno essere sanare con un tocco di bacchetta magica. Ci siamo concentrati su quello che dell’Italia dicevano a Bruxelles e Berlino mentre nessuno si preoccupava di quel che si diceva nei soggiorni delle nostre case dove i problemi erano quelli legati alla sopravvivenza quotidiana e non quelli prodotti dal bicameralismo o risolti dal monocameralismo.

In questo referendum la classe politica italiana ha offerto una pessima immagine di sé e il dibattito pubblico è apparso svolgersi in un vero e proprio pollaio.
Renzi ha perso perché si è illuso di poter stravincere, ha confuso la Costituzione con una legge qualsiasi, ha pensato erroneamente che le regole possano essere imposte da una maggioranza raccogliticcia che sostiene un governo guidato da un presidente del consiglio che occupa legittimamente quel posto ma che a quel posto è arrivato senza essersi sottoposto al vaglio popolare sorretto in questa sua corsa dalla fiducia di un parlamento eletto con una legge illegittima. Ha portato il Paese in un momento delicatissimo, con la legge di bilancio ancora da approvare nel territorio ignoto e preoccupante di un vuoto di potere difficile da colmare. Renzi ha detto che non essendo riuscito a tagliare le poltrone a questo punto fa saltare la sua. E’ l’apertura della crisi ed è il grande fallimento di Renzi: era stato messo al posto di Letta per cambiare passo e garantire al Paese stabilità ma il suo bilancio è deludente. Se Grillo non riesce a uscire dal suo blog, Renzi non è riuscito a uscire dal suo spot, da una narrazione con la quale di sé ha continuamente fornito una immagine epica, eroica, l’uomo solo al comando capace con le sue intuizioni di cambiare il corso della storia. Resta il tempo perduto nella rincorsa a una riforma costituzionale pasticciata mentre i nodi più intricati sono rimasti irrisolti a cominciare da un Paese che non cresce per un motivo semplicissimo: non investe. Su questa classe politica che coltiva ambizioni costituenti ora incombe una gravosa responsabilità: trovare una rotta credibile che ci faccia uscire da questa secca perché i costituenti che hanno redatto la Carta che si voleva cambiare questo Paese lo hanno ricostruito mentre il rischio ora è solo quello di raccogliere macerie e sulle macerie si costruiscono solo successi politici effimeri.

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