La sconfitta di Matteo Renzi: ora uscirà di scena?

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-di FEDERICO MARCANGELI-

Inutile girarci troppo attorno, la sconfitta del “Si” è una sconfitta del Presidente del Consiglio uscente Matteo Renzi. La genesi di tutti gli errori è stata quella di personalizzare eccessivamente questa scelta referendaria, legando a doppio filo la vita stessa del governo con l’esito del voto.
Le dimissioni di oggi sono quindi la naturale conseguenza della strategia voluta dal premier.

Renzi e la corrente a lui vicina del PD escono da questa tornata con le ossa rotte, ma nonostante questo le conseguenze interne al partito non sono così scontate.
I Renziani Doc continuano ad essere in larga maggioranza e, nonostante la debacle, difficilmente lasceranno il passo alla minoranza Dem.

Le prime indiscrezioni parlano di un avvicendamento ai vertici della Segreteria, con la Serracchiani (attualmente vicesegretaria) in pole position per la successione. Questo secondo i piani della corrente maggioritaria, che dovrà però arginare l’avanzata dell’opposizione interna.

Minoranza che sta già preparando la controffensiva per la riunione di mercoledì, in cui verranno esposte tutte le criticità emerse dalle urne.

Già le prime voci in chiave anti-Serracchiani si sono levate dal Friuli Venezia Giulia (di cui la stessa è Presidente), per mezzo del consigliere Mauro Travanut.
Il “No” al 60%, nella regione governata dall’ex eurodeputata, non aiuterà questa scelta.

Per quanto riguarda Renzi, la sconfitta pesa ancora di più. Per cercare di capire le sue future mosse, si può prendere a riferimento la precedente grande sconfitta del politico fiorentino: la disfatta alle primarie del 2012.
Dopo la schiacciante vittoria del segretario Bersani, il futuro premier organizzò le sue forze per tentare un nuovo assalto al partito.

Un anno dopo divenne segretario con il 67% dei voti.

Difficilmente Renzi uscirà di scena, ma anzi cercherà una nuova rinascita 3 anni dopo la sua prima vittoria nazionale.

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