Occupati,23 milioni ma le donne soffrono

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-di SANDRO ROAZZI-

Ad ottobre…nebbie autunnali sull’occupazione italiana. Rispetto a settembre, secondo l’Istat, lieve passo indietro con un -0,1%, dovuto soprattutto a una flessione del numero delle lavoratrici. Ancora …decimali a cui l’economia italiana sembra abbonata da tempo. In calo anche la disoccupazione che si attesta all’11,6%, una lenta discesa che, almeno, per fortuna coinvolge anche quella giovanile che pure resta sopra il 36%. Il segnale più negativo riguarda invece gli inattivi che erano scesi a settembre in modo cospicuo facendo sperare in un ritorno nel mercato del lavoro di quote consistenti di quell’esercito di sfiduciati che risentono più di tutti del clima d’incertezza più generale che frena investimenti e voglia di rischiare.

Ad ottobre la quota di inattivi fra le classi di età che vanno dai 15 ai 64 anni sale di un significativo +0,6% pari ad 82 mila unità. Un dato che deve far riflettere, anche perché in realtà gli inattivi over 50 anni sono praticamente inesistenti e quindi questo segmento del mondo del…non lavoro si concentra nella parte di popolazione che dovrebbe essere invece la più attiva. Rispetto allo stesso mese del 2015 l’occupazione registra comunque un aumento anche se la spinta vigorosa di qualche mese fa sembra ormai prossima a svanire. Di conseguenza la tenuta occupazionale si deve ancora una volta alla componente anziana del mondo del lavoro, vale a dire gli over 50 che premono ancora inutilmente sul …muro della legge Fornero che rinvia l’accesso alla pensione.

Il loro balzo in avanti è come al solito impetuoso: +376 mila unità. Ormai si dovrà attendere il 2017 per capire se l’intesa sulle pensioni fra Governo e sindacati riuscirà a modificare tale situazione. E’, infatti, significativa l’evoluzione della percentuale di disoccupati per classi di età: si va dal 36,4% dei giovanissimi (15-24 anni), al 17,9% del segmento 25-34 anni, al 9,5% di quello fino a 50 anni, per scendere al 6,5% per le classi di età più anziane. La sfida è dunque quella di vedere se , alla prova dei fatti, si sara’ davvero riusciti ad inserire reale flessibilità fra lavoro e pensione. In Italia intanto gli occupati sono 22 milioni e 753 mila, i disoccupati 2.989 mila, gli inattivi toccano la rilevante cifra di 13 milioni e 642 mila unità. Con un tasso di occupazione femminile ancora troppo basso, appena sopra il 48%, mentre gli inattivi registrano un assai poco confortante 35,1%. La strada degli incentivi specie al sud non sarà del tutto interrotta, anche se là dove il famoso cavallo…non beve, offrire vantaggi finisce per determinare esiti poco rilevanti. Gli interventi volti a rivitalizzare l’incontro fra domanda ed offerta, inoltre, sono praticamente ancora in buona parte sulla carta. Se il 2017 non sarà un anno esaltante sul piano economico, c’è da temere che anche la sorte dell’occupazione segua questa deriva. Cosa può far cambiare queste previsioni? In primo luogo, specie dopo grandi contratti rinnovati da quello dei metalmeccanici a quelli in via di definizione del pubblico impiego potrebbe esserci una spinta dei consumi e del mercato interno, ma servono condizioni di maggiore fiducia. In secondo luogo al massiccio impiego di risorse della legge di stabilità verso le imprese dovrebbero corrispondere nuovi investimenti sempre però che le imprese accettino questa sfida.

In terzo luogo sarebbe da sfruttare il miglioramento complessivo dei rapporti fra Governo e sindacati e fra le parti sociali per ragionare su politiche del lavoro di spessore strategico, sempre che dopo il 4 dicembre si torni ad un decisionismo indifferente ai segnali che provengono dal sociale. Ma sarebbe un errore: al di là delle parole il problema della occupazione è assai meno centrale nella dialettica politica di quel che si vuol far sembrare. Mentre per gli italiani resta la priorità. Ed a ragione come dimostrano le cifre.

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