“Big Brother” e i conflitti dimenticati del Caucaso (1)


Vladimir Putin

-di MAGDA LEKIASHVILI-

Il pensiero della figura quasi divina di un “Grande Fratello” ci porta sicuramente a pensare a George Orwell e al suo 1984. Sembra un personaggio mitico, ma esiste anche nella vita reale. Immaginate il più grande paese del mondo che copre e “difende” i suoi limitrofi. È il fratello maggiore per tutti, ci guarda, ci controlla, ma per il nostro bene”. La storia della Russia è conosciuta, rappresenta il giocatore principale in una partita di scacchi. Sino a quando è esistita l’Unione Sovietica il Cremlino è riuscito a porre alcuni paesi asiatici e tutta la regione del Caucaso sotto un unico potere. L’unico responsabile, però, a prendere le decisioni è stata sempre la Russia, senza coinvolgere maggiormente gli altri Stati del “blocco”.

Con i cambiamenti della politica internazionale (crollo dell’Unione Sovietica e del sistema politico bipolare) la Russia ha ceduto il suo potere unitario. Soprattutto non è riuscita a fermare l’onda di un processo di re-acquisizione dell’indipendenza. Dopo il 1989, con la dissoluzione dell’Urss, nella regione sono nati tre nuovi Stati indipendenti – la Georgia, l’Armenia e l’Azerbaigian – mentre le altre ex repubbliche sovietiche della cosiddetta Ciscaucasia (Caucaso del Nord) sono rimaste in seno alla Federazione Russa, seppure con lo status di Repubbliche Autonome. Non sono in molti a conoscere la storia di questi paesi, che, anche se indipendenti, sentono ancora il peso dell’autorità russa sulle spalle. Non ammettendo, la geopolitica, vuoti, la carenza di potere nell’area provocò il susseguirsi di numerose tensioni che destabilizzarono l’interna regione caucasica e posero nuove incognite rispetto all’intera area centroasiatica che le orbita intorno. La nuova Russia, intenta a stabilizzare l’area ai suoi confini meridionali e a mantenere la sua sfera d’influenza economica e politica sugli stati confinanti, fece sentire la voce dei suoi interessi.

La presenza del Grande Fratello russo si concretizza nell’intervento militare in Caucaso. Ci sono due conflitti congelati nella regione che bloccano tutto il percorso di sviluppo e democratizzazione. Il primo è lo lotta fra l’Armenia e l’Azerbaigian. Truppe armene e azere si sono scontrate violentemente nella regione di Nagorno-Karabakh, che è contesa tra i due Paesi dal 1988. Dopo di che la situazione non si è mai calmata. Il Nagorno-Karabakh è riconosciuto dalla comunità internazionale come parte dell’Azerbaigian, ma la regione è governata per lo più dalla Repubblica del Nagorno-Karabakh, indipendente de facto e filo-armena. Le repubbliche secessioniste non mancano neanche in Georgia. Il 20 per cento del territorio è occupato dalle truppe russe che sostengono le regioni – Abchazia e Ossezia del Sud – giuridicamente appartenenti alla Georgia, ma dichiarati de facto repubbliche. La giustificazione della Russia sta nel fatto che quest’ultima sta difendendo le minoranze etniche che sono vittime dei governi.

Nei prossimi articoli, andando in fondo al tema, conosceremo la realtà politica di ciascuno. Cosi si può spiegare il fallimento degli Stati nella prima parte della transizione e la speranza di miglioramento.

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