Metalmeccanici: i dettagli del contratto

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Fumata bianca per il contratto nazionale dei metalmeccanici. Raggiunto l’accordo sul contratto più importante dell’industria. Per firmare un protocollo che resterà in vigore sino al 2019 (un triennio contando anche il 2016 in corso ma che sta finendo) Fiom, Fim, Uilm e Federmeccanica hanno dovuto impegnare un anno intero di trattative. Si tratta del primo contratto unitario dopo gli ultimi due separati e coinvolgerà oltre un milione e quattrocentomila di lavoratori, insieme alle loro famiglie anche perché, in questo caso, mogli, conviventi e figli sono chiamati direttamente in causa dal protocollo attraverso l’assistenza complementare; in tutto tre milioni di italiani che daranno così vita alla “cassa integrativa” più grande d’Europa. È stato anche il contratto di addio (dopo i molti non firmati) di Maurizio Landini che andrà a lavorare in Cgil. La notizia della firma è stata accolta come un segnale di buon auspicio per il futuro dell’industria italiana. Non a caso, Matteo Renzi, approfittando dell’occasione di una manifestazione a favore del “sì” al referendum costituzionale, ha voluto regalare “un grande abbracio ai sindacati e alle associazioni di categoria che hanno chiuso un accordo importante per il Paese. Bravi tutti”.

Ora la parola passa ai lavoratori, dopo una valutazione immediata da parte delle confederazioni. Il 30 novembre la Uil riunirà il proprio consiglio e nella giornata successiva si provvederà all’approvazione. Invece tra il 19 e il 21 dicembre si esprimeranno i diretti interessati. Perché il contratto potrà essere dato per approvato solo nel momento in cui la maggioranza semplice dei lavoratori provvederà ad approvarlo in un apposito referendum. In pratica, una soluzione ad hoc visto che sul testo che disciplina la rappresentanza ci sono ancora alcuni angoli da smussare tra Cgil, Cisl e Uil. Ma non si poteva attendere perché questo contratto finirà per essere in qualche misura un punto di riferimento per quello del pubblico impiego che potrebbe essere chiuso la prossima settimana e sicuramente sarà, come ha sottolineato, il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi al momento della firma, il copione che orienterà le scelte di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil in materia di riforma del modello contrattuale (“un punto di svolta”).

Di qui l’importanza di una valutazione dell’accordo anche in sede confederale. La trattativa per la riforma del modello contrattuale, come ha sottolineato Maurizio Stirpe, vice-presidente di Confindustria con delega alle relazioni sindacali, comincerà il 7 dicembre. Per l’organizzazione imprenditoriale il contratto dei metalmeccanici indica una soluzione. Anche se Stirpe sottolinea che di modelli ve n’è più d’uno. Perché? Perché si devono adattare alle necessità del settore produttivo, dei lavoratori, alle condizioni congiunturali, alle situazioni geografiche. Soprattutto Stirpe sottolinea come i nuovi modelli devono puntare soprattutto sulla contrattazione aziendale, considerata un motore della produttività, lasciando al contratto nazionale una funzione di “regolazione”, quasi di legge-quadro, a partire dalla indicazioni dei livelli minimi salariali dei garanzia.

Per i metalmeccanici questo è un accordo importante che porterà complessivamente benefici economici stimabili in un aumento mensile di poco più di 92 euro (oltre all’una tantum di 80 che verrà versata a marzo prossimo).

La novità dell’accordo consiste nella sua capacità di mettere insieme tante voci: non solo il salario, ma anche la previdenza integrativa e l’assistenza complementare, la formazione e benefici economici utilizzabili sul fronte dei consumi.

In busta-paga finiranno 51,7 euro per il recupero di una inflazione stimata al 2,7% (la proposta di decalage di Federmeccanica alla fine è stata accantonata ed è passata la posizione sindacale sul rientro totale); la previdenza integrativa porterà altri 7,69 euro mentre l’assistenza complementare ne aggiungerà 12 grazie all’estensione ai familiari. Inoltre 13,6 euro di salario non tassato (che includono 450 euro annui di ‘ticket’). Completano il quadro 7,69 euro di formazione. Il conto globale parla di un incremento di 92,68 euro mensili.

Altra novità che assume un carattere pure di civiltà: a partire da ottobre 2017 verranno considerati familiari anche conviventi di fatto. La previdenza integrativa viene rafforzata e il contributo aziendale al fondo Cometa passa dall’1,6 al 2% della retribuzione da giugno 2017 (era uno degli scogli su cui la trattativa si era un po’ incagliata).

Per il welfare aziendale sono previsti 100 euro a partire da giugno 2017, 150 euro a partire da giugno 2018 e 200 euro a partire da giugno 2019. Riconosciuto il diritto soggettivo alla formazione continua, di cui due terzi a carico delle aziende nel triennio 2017-2019 per i lavoratori non coinvolti in piani di formazione, con un contributo aziendale fino a un massimo di 300 euro.

Per quanto riguarda l’inquadramento, è previsto un percorso sperimentale per l’adeguamento del sistema classificatorio con i cambiamenti del lavoro. Previste inoltre forme innovative di partecipazione sulla sicurezza sul lavoro, anche attraverso il coinvolgimento dei dipendenti.

Tornando alla parte salariale vengono garantiti i minimi contrattuali che saranno la base di calcolo alla quale applicare gli adeguamenti retributivi. I premi di risultato aziendali saranno totalmente variabili. Previsto infine l’assorbimento degli incrementi retributivi individuali riconosciuti dal gennaio 2017 e degli elementi fissi collettivi della retribuzione eventualmente previsti dalla contrattazione aziendale, come esclusione degli elementi retributivi legati alla prestazione (straordinari, notturno ecc.).

Ovviamente positive le valutazioni dei segretari generali di categoria. Per Marco Bentivogli della Fim si tratta di “un contratto storico, esempio per tutto il paese”. Rocco Palombella (Uilm), invece, non ha mancato di valorizzare il ruolo del contratto nazionale dopo una stagione in cui questo strumento è finito sotto attacco. Non a caso il sindacalista parla di un “contratto nazionale come elemento portante” e di un accordo che ha restituito “valore al primo livello”. Maurizio Landini, invece, ha voluto evidenziare il fatto che in calce al protocollo questa volta vi sono tre sigle e tre firme, dunque un’intesa che rappresenta plasticamente “la ritrovata unità dei lavoratori”. È arrivata anche la benedizione del ministro del lavoro, Giuliano Poletti per il quale il contratto “è un bel segnale per l’industria manifatturiera che continua a rappresentare un asse di sviluppo centrale per il futuro del nostro paese”.

Era da tempo che il contratto dei metalmeccanici non aveva questo ruolo-guida. L’intesa, però, viene a cadere in un momento di svolta nelle relazioni industriali: qualcosa di nuovo sta nascendo e quella indicata da Fiom, Fim, Uilm e Federmeccanica potrebbe essere la strada giusta. Dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che incontrerà il prossimo 7 dicembre Camusso, Furlan e Barbagallo: “Mi sembrano tutti segnali positivi nella volontà di rendere il paese più moderno e giocare una grande partita sulla produttività”. Per Boccia, infatti, “l’accordo conferma l’idea che il contratto nazionale diventa un contratto che ha una dimensione regolatoria che spinge sui contratti aziendali”. E Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, a sua volta sottolinea che questo contratto “dimostra che le regole che ci siamo dati funzionano, che l’unità dei sindacati confederali porta risultati per i lavoratori, che il contratto nazionale resta un punto di tutela, equità e regolazione ineliminabile”. E Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, evidenzia come l’acordo dei metalmeccanici sia uno “degli eventi sindacali più importante dell’anno. Ora tocca subito al pubblico impiego. Il 2016 potrà davvero essere ricordato come l’anno dei contratti. Si prepari poi Confindustria: anche il tempo della riforma delle relazioni industriali e del nuovo sistema contrattuale è ormai maturo”.

L’accordo, insomma, ridisegna le relazioni industriali dal punto di vista contrattuale perciò si consegna come “piattaforma” alle confederazioni. Il secondo livello verrà valorizzato ma nel frattempo i metalmeccanici confermano che il quadro del contratto nazionale come paracadute, come garanzia valida anche per chi non fa accordi integrativi ha una sua validità, oltre ad essere una innegabile necessità.

Valentina Bombardieri

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