Cosa resta tra i giovani della Revolucion

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-di MAURO MILANO-

Hoy, 25 de Noviembre del 2016, a las 10:26 hora de la noche, falleció el Comandante en jefe de la Revolución cubana, Fidel Castro Ruz”. “Oggi, 25 novembre 2016, alle ore 10.26 della sera, è deceduto il Comandante in Capo della Rivoluzione cubana, Fidel Castro Ruz.” dice commosso il fratello Raúl, chiudendo con il saluto: “Hasta la victoria siempre!

Fidel Castro” è la prima tendenza su Twitter da sei ore. Il grande eroe della Rivoluzione secondo gli ammiratori e feroce dittatore secondo i detrattori se n’è andato all’età di novant’anni. I cubani intervistati sono addolorati, i dissidenti a Miami no. I suoi resti saranno cremati e dispersi secondo le sue volontà. Il Comandante sarà ricordato anche per numerosi record personali: è il Capo di Stato – non monarca – più a lungo in carica (1959-2008: mezzo secolo). È sopravvissuto a ben seicentotrentasette tentativi di ucciderlo, a undici presidenti degli Stati Uniti (da Eisenhower a Obama) più uno Eletto, sei papi (ha incontrato gli ultimi tre) e sette leader dell’URSS prima e della Federazione russa poi. Tra un ruolo di primo piano nel Movimento dei Pesi non allineati, e nel Mondo Socialista, era amico di Tito e Mandela, ha sostenuto la coalizione araba contro Israele nel 1973, il movimento di liberazione dell’Angola e altri paesi in dieci guerre. Virile persecutore degli omosessuali e guida degli esempi virtuosi di istruzione e sanità, in cui il paese caraibico è in cima alle classifiche internazionali.

I giovani di oggi non hanno vissuto nell’epoca in cui era al massimo del potere, in cui faceva discorsi profondi e analitici che duravano più di sette ore. Dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Unione Sovietica, l’isola è entrata nell’epoca di crisi detta período especial. La visita di Giovanni Paolo II ha cambiato il Ruolo di Cuba. E dal 2006 il líder maximo ha cominciato a gettare le basi del ritiro: via l’uniforme verde. Ha lasciato il potere al fratello dopo due anni, lo scettro della guida socialista e anti-imperialista latinoamericana al “figlioccio” Hugo Chávez, alla fine morto prima di lui. Il Fidel che ricordano le nuove generazioni ha la barba grigia e la tuta dell’Adidas. Il mito di Cuba però non si è del tutto estinto. L’amico fraterno di Fidel, Ernesto Che Guevara, adorna ancora magliette e accendini, continua a regalare emozioni e forse ancora qualche lacrima quando qualcuno intona “Aquì se queda la clara la entranhable transparencia de tu querida presencia, Comandante Che Guevara”. L’immagine cubana colorata e con le vecchie automobili è ancora viva. Ancora si dice “Viva Fidel! Gracias Fidel!”.

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