Ricresce il Pil ma la Germania è lontana

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-di SANDRO ROAZZI-

Era ora, il Pil italiano torna a muoversi dopo essere rimasto al palo nei primi due trimestri dell’anno. Nel terzo trimestre invece aumenta dello 0,3% e rispetto al 2015 dello 0,9%. Se non ci fossero ulteriori modifiche fino alla fine dell’anno il Pil 2016 si attesterebbe allo 0,8%. in zona… Governo, anche se ad esempio la distanza fra noi e la Germania sarebbe di un punto percentuale tondo tondo. A rianimare il Pil è stato soprattutto l’andamento economico interno, mentre l’apporto della componente estere è risultato più fiacco ed in questo caso però è una debolezza comune all’area euro, dipendendo dallo stato altalenante dell’economia internazionale.

A segnare il passo questa volta è l’agricoltura, mentre da industria e servizi arrivano note positive. Altro squillo incoraggiante arriva dal calo del debito pubblico a settembre di oltre 12 miliardi rispetto al mese precedente. La cima del debito resta però a livelli di… Everest con 2212,6 miliardi sul groppone degli italiani. E probabilmente anche la diminuzione appartiene più alla sfera dei movimenti contabili che ad una reale inversione di tendenza, sempre auspicabile. Due dati che possono rafforzare nell’immediato le ragioni di Roma nei confronti di Bruxelles nella contesa sulla legge di stabilità, ma che non devono illudere più di tanto. Non dimentichiamo infatti che restiamo in deflazione, che l’occupazione sta crescendo a ritmi sempre più modesti, che i licenziamenti sono cresciuti, che l’Italia resta spaccata in due e lo sarà ancor per diverso tempo. I conti, poi, si fanno alla fine dell’anno.

Il dato sul Pil diventa così ancora una volta una sorta di Giano Bifronte: dà la sensazione di una vitalità  dell’economia italiana che c’è, ma al tempo stesso rimarca una lentezza che ci colloca agli ultimi posti del treno europeo tirato con qualche affanno dalla potente Germania. Ancora una volta c’è da domandarsi se la legge di stabilità sarà in grado di consolidare questo passo dell’economia e di accelerarlo come segnala il Ministro Padoan pure sollevato dalla ripresa del Pil. Il Presidente del Consiglio Renzi dal canto suo gioca questo dato come una fiche sul tavolo verde del voto referendario. Legittimo, comportamento già visto in precedenza ma che francamente non pare appropriato. La fine della recessione e il rafforzamento di un percorso di ripresa stabile che può essere influenzato certamente dalle riforme impongono riflessioni di valore strategico sulle politiche economiche e sociali da mettere in atto.

E su questo versante abbiamo assistito invece ad interventi che hanno avuto anche un peso ma che appaiono concentrati a riparare danni commessi nel terribile periodo della crisi più che a indicare una via che riesca davvero a spazzare via le incertezze sul futuro. In ogni caso un nuovo esito deludente del Pil sarebbe stato davvero preoccupante in quanto avrebbe segnalato al fondo una sorta di resa della nostra economia alla stagnazione. Così non è stato, ma ogni ottimismo appare ancora prematuro.

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