“Il mio cognome di donna per mio figlio”

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Signora Magalhaes, dopo il vostro ricorso la Consulta ha dichiarato incostituzionale l’automatica attribuzione al neonato del cognome paterno. Come è nata l’esigenza di dare a Suo figlio anche quello della mamma?

“La nostra esigenza è nata da un desiderio personale, privato: dare al nostro bambino entrambi i cognomi. L’obiettivo è quello di trasmettergli la cultura della parità, dell’uguaglianza tra uomini e donne, della rispetto delle identità di genere, femminili o maschili che siano. Sono i valori questi a cui abbiamo deciso di ispirare l’esistenza quotidiana della nostra comunità familiare”.

Lei signora Magalhaes è nata in Brasile. È immaginabile che questa vostra scelta abbia anche finalità pratiche, ad esempio semplificare la vita burocratica di suo figlio che ha la doppia cittadinanza, la richiesta di documenti…

“Solo in parte. Mio figlio in Brasile ha il doppio cognome ma non è stata questa la motivazione che ci ha spinto ad iniziare la battaglia legale”.

Quanti anni ha suo figlio? Era al corrente di quello che avevate deciso di fare?

“Nostro figlio ha solo quattro anni e ha percezione della vita e delle scelte che quotidianamente vengono compiute, che può avere un bambino di quella età. Quando diventerà raggiungerà l’età per valutare, sarà nostro dovere e nostro piacere spiegargli cosa hanno fatto i suoi genitori e la vittoria che hanno ottenuto”.

Per lei, mamma, questa vittoria cosa significa? Ha un valore particolare?

“Da mamma ritengo creato le condizioni concrete per spiegare a mio figlio cosa sia la parità tra uomini e donne. Nel dargli il mio cognome ritengo di avergli trasmesso la cultura femminile”.

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’attribuzione automatica del cognome del papà un «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia». È il riconoscimento di un ruolo della donna a volte dimenticato dalle leggi normalmente elaborate e approvate, in altri tempi dagli uomini?

“Sì, è una vittoria per tutte le donne. Sono cresciuta in una famiglia che mi ha insegnato il rispetto e la parità tra i sessi e sono convinta che in questo Paese le cose possano cambiare, partendo dal basso. Possiamo veramente trasformare le situazioni ma dobbiamo crederci. Dobbiamo puntare sul cambiamento. Viviamo in un contesto in cui la politica è lontana dalla persone e la società reale corre sempre più veloce della politica”.

Valentina Bombardieri

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