Nel nome della madre

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Una rivoluzione. In materia di diritti civili. Un altro passo è stato fatto. La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso della Corte d’Appello di Genova sull’incostituzionalità dell’attribuzione automatica del cognome paterno ai figli. Una coppia di Genova e il loro avvocato hanno realizzato una vera e propria rivoluzione.

Era il 2012 e quando nacque il figlio di Marcello Galli e Manuela Magalhaes. Il desiderio era quello di dare al piccolo il cognome della madre. Sino ad oggi l’unico modo per ottenere il doppio cognome era quello di rivolgersi al prefetto, che discrezionalmente avrebbe potuto accogliere o meno la richiesta.

Il decreto legge sull’attribuzione del doppio cognome, approvato dalla Camera nel 2014, è fermo da 2 anni in Senato. E anche se già nel 2006 la Consulta aveva definito l’attribuzione automatica del solo cognome paterno un «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia», i giudici avevano preferito astenersi dal giudizio, dichiarando inammissibile la questione e rimandandola al legislatore.

L’Europa ci aveva già bacchettato. L’ultimo richiamo risale al 7 gennaio 2014. L’Italia si era già impegnata nel 1979 a firmare la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna. L’impegno era quello di attuare le misure necessarie per eliminare le discriminazioni relative al matrimonio e ai rapporti familiari, ed in particolare ad assicurare, in condizioni di parità con gli uomini, gli stessi diritti personali al marito e alla moglie, compresa la scelta del cognome.

Da oggi cambia tutto. Il nuovo nato, sempre che i genitori lo vogliano, potrà avere il doppio cognome. Nel caso di mancanza di identità di vedute tra i neo-genitori o di battaglia sul cognome da citare per primo, la legge ancora sospesa in aula e in attesa di approvazione, prevede l’ordine alfabetico.

È anche questo l’immagine di una società che si muove sempre più veloce della politica. Dal 2012 sono pervenute circa 5.100 richieste che riguardano l’aggiunta del cognome materno. Solo a Roma sono state 2440, a Napoli 340, a Lecco ne sono state accolte 77 su 131 (il 60 per cento), a Verona 308 (su 655) e a Siena 114 (su 239), in Sardegna si toccano picchi più alti con oltre il 70% delle richieste accolte.

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