Referendum: ricorso respinto, quesito unico

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Si sciolgono gli ultimi dubbi sul referendum del 4 dicembre: le urne per confermare o respingere il progetto di riforma costituzionale che porta la firma di Maria Elena Boschi, dovrebbero aprirsi regolarmente. Ieri nel giro di poche ore è stato respinto a Milano il ricorso dell’ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, che contestando il quesito che verrà proposto sulle schede, chiedeva che si provvedesse allo “spacchettamento”, cioè a proporre domande specifiche sui vari articoli sottoposti a modifica, mentre a Roma il Consiglio di Stato respingeva l’istanza di sospensiva dell’appuntamento elettorale presentata da M5s e Sinistra italiana dopo la bocciatura del loro ricorso al Tar sull’illegittimità sempre dello stesso quesito (il Consiglio di Stato ha deciso che valuterà il decreto nel merito il 1° dicembre). A Milano il giudice Dorigo ha spiegato nella sua decisione che “il referendum nazionale non potrà che riguardare la deliberazione parlamentare nella sua interezza”. Per il magistrato, infatti, la “natura oppositiva del referendum costituzionale” verrebbe “a mancare, e ad essere irrimediabilmente snaturata laddove si ammettesse la parcelizzazione dei quesiti”.

In caso di spacchettamento a parere di Dorigo “l’elettore, libero di scegliere su ogni singolo quesito, finirebbe in tal caso per intervenire quale organo propulsore dell’innovazione costituzionale contro la lettera della norma (oltre che a favorire l’ingresso di una contrattazione politica di carattere compromissorio, evenienza giustamente paventata dagli stessi ricorrenti)”. In pratica il referendum diventerebbe ‘propositivò. Conclusione: “Quando c’è una “riforma costituzionale di ampio respiro come possono essere revisioni della Costituzione interessanti più articoli e più titoli, da definirsi pur sempre revisioni parziali, il referendum nazionale non potrà che riguardare la deliberazione parlamentare nella sua interezza, non potendosi disarticolare l’approvazione o il rigetto di un testo indiviso alla sua fonte, le cui diverse parti sono in rapporto di reciproca interdipendenza”. Per il Tribunale civile di Milano “deve essere tenuto presente che le disposizioni di una legge di revisione, ancorché quest’ultima si occupi di articoli della Costituzione fra loro diversi e regolanti materie potenzialmente non omogenee, non possono per ciò stesso ritenersi prive di interconnessione”.
E mentre Milano bocciava il ricorso di Onida a Roma con decreto monocratico dal presidente della IV sezione del Consiglio di Stato, Antonino Anastasi. veniva respinto la richiesta di sospensiva presentata dagli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi e da Vito Crimi e Loredana De Petris. I giudici amministrativi hanno, però, contemporaneamente deciso di analizzare nel merito il ricorso il primo dicembre. Per Anastasi “nel caso in esame essendo i comizi convocati per il giorno 4 dicembre 2016, i valori per la cui tutela dichiarano di agire gli appellanti – compendiabili in estrema sintesi in quelli connessi alla libera e consapevole espressione del voto referendario da parte dei cittadini – non rischiano di subire un danno di irreparabile gravità tale da non consentire la trattazione dell’istanza cautelare in forma collegiale e con compiutezza del contraddittorio nella camera di consiglio”.

antoniomaglie

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