Referendum, gli ingombranti compagni di viaggio di Renzi

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  – di ANTONIO MAGLIE –

All’appello in effetti mancavano. Una assenza per i diretti interessati insopportabile. E così la famosa (ma per alcuni più che altro “famigerata”) agenzia di rating Moody’s ha deciso di intervenire nel dibattito sulla riforma costituzionale e sul referendum prossimo venturo, seguendo l’esempio delle due “sorelline”, Fitch e Standard & Poor’s. Ovviamente contenuto e senso della presa di posizione erano ampiamente prevedibili: la catastrofe è dietro l’angolo dei confini italiani se il “sì” non dovesse trionfare nel segreto dell’urna. Nulla di nuovo, in fondo, sotto il sole: da che parte batta il cuore della finanza globale è ormai evidente. Così come è evidente che ci sono pratiche democratiche che a quel mondo proprio non vanno a genio.

Chi ha dimenticato, ad esempio, quel documento del 2013 (cioè l’altro ieri) di J.P. Morgan (leader per autodefinizione dei servizi finanziari mondiali) in cui si spiegava che in Europa le costituzioni andavano cambiate, più o meno tutte. Risentendo della “grande forza politica dei partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo”, apparivano troppo lassiste, tanto tolleranti da garantire “la licenza di protestare se vengono proposte modifiche sgradite allo status quo”. Eccessivamente generose nei confronti dei lavoratori prevedendo “tutele costituzionali” per i loro diritti. Ma su, un po’ di pugno di ferro: basta con questi “esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti” e dei “governi centrali deboli nei confronti delle regioni” (oggettivamente, qualche eco di tutto questo nella legge che porta la firma di Maria Elena Boschi riecheggia pure). Carte fondamentali che favoriscono “tecniche del consenso fondate sul clientelismo” (visione della storia del mondo un po’ distorta perché non è che nei sistemi privi di diritti e garanzie, semmai alquanto dittatoriali, la corruzione sia scomparsa o la visione clientelare e familistica del potere sia stata cancellata). Che diamine: basta con questa “forte influenza delle idee socialiste” che emerge da quelle “cartacce” fondamentali. Meglio una bella Costituzione a uso e consumo del business, messe a punto in qualche consiglio di amministrazione, in cui il governo comanda facendo, però, attenzione a prendere gli ordini giuste dalle grandi banche d’affari, dai circoli finanziari e dalle agenzie di rating.

Queste ultime, poi, sono note per la loro affidabilità e, soprattutto, per la loro oggettività. Moody’s, ad esempio, avendo attribuito la valutazione massima alla Lehman Brothers sino al giorno prima del fallimento, può esibire la sua straordinaria capacità predittiva sottolineando ora che “la prospettiva per ulteriori riforme economiche dipenderanno dal risultato del referendum istituzionale”. D’altro canto, come si fa a non dare ascolto alle indicazioni di una società il cui maggior azionista è Warren Buffet, cioè un signore interessato solo al bene dell’umanità, mica al proprio.

Le tre si muovono divise per colpire unite. Perché non è che la valutazione di Fitch sia stata molto diversa: “L’esito del referendum di ottobre 2016 (ancora non si erano sintonizzati sulla lunghezza d’onda di Matteo Renzi, n.d.r.) sarà fondamentale per determinare se la spinta alle riforme continua o va in stallo”. A maggio scorso, Standard & Poor’s a sua volta sottolineava cone la riforma del Senato potrebbe “significativamente riordinare il processo legislativo e facilitare il ruolo esecutivo del governo”. Ovviamente, si tratta di scelte dettate da motivi esclusivamente ideali, tipici di aziende che si spartiscono con le loro pagelline una torta da cinque miliardi l’anno. Ma tutto questo tifo interessato dovrebbe preoccupare persino un uomo come Renzi che tutto sommato ai caratteri oceanici del consenso appare piuttosto sensibile. Ma in questo caso si ritrova al suo fianco compagni di viaggio che evocano i momenti più bui della crisi esplosa nel 2008, veri e propri protagonisti di una catastrofe con caratteri anche umanitari vista la quantità di persone ridotte sul lastrico. A qualcuno potrebbe anche venire in mente di ricordare il vecchio adagio popolare:”dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.

antoniomaglie

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