Ma se dietro i pregiudizi anti-Hillary ci fosse il maschilismo?

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-di VALENTINA BOMBARDIERI-

Hillary o Donald? Un dubbio amletico quasi pari all’essere o non essere. Il tempo sta per scadere e si avvicina la resa dei conti. Finita una campagna elettorale all’ultimo sangue la scelta e la decisione dell’elettorato americano non sembra essere per niente chiara.

Hillary è veramente, come si è definita lei stessa sulle pagine del New York Times, “l’ultima cosa tra voi e l’Apocalisse”? Di certo su Trump, l’Apocalisse in questo caso, ne sono state dette di tutti i colori. Nemico della democrazia, misogino, razzista, fomentatore d’odio e chi più ne ha più ne metta.

Ma c’è una parte dell’elettorato che non sopporta la Clinton. Perché l’ex First Lady non piace?

Le ragioni dell’elettorato americano sembrano essere tante. C’è chi gioca la carta dell’affidabilità, nonostante sia stata collocata al secondo posto nella classifica dei leader politici più onesti, al contrario dell’avversario, all’ultimo posto. Si parla del suo problema di trasparenza, mentre Trump non vuole rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi. Si sospettano paradisi fiscali e legami con i circoli finanziari e borsistici ma nel frattempo quasi si dimentica che l’unico che ha, ufficialmente per sua stessa ammissione, aggirato il fisco è The Donald.

Scuse che non reggono. O reggono soltanto in parte. Hillary potrebbe diventare la prima donna Presidente degli Stati Uniti.

Se non fosse una donna la scelta sarebbe così difficile e l’attenzione su ogni suo difetto (e ne ha) sarebbe così asfissiante? Compete contro un candidato impreparato, inqualificabile sotto molti punti di vista, che ha usato un linguaggio sessista e razzista e sostiene candidamente di non pagare le tasse. Se ci soffermassimo un secondo solo sulle persone avremmo, da una parte, una donna che agli inizi con una promettente carriera legale cercava modi per garantire una istruzione ai bambini disabili, dall’altra un milionario, che quando era giovane, cercava di ottenere la sua vendetta nei confronti del fratello deceduto da poco, negando l’assicurazione a suo nipote, malato di un grave disturbo neurologico.

Coloro che odiano Hillary sembrano covare un forte risentimento, imponendo regole ben diverse da quello dedicate al candidato uomo. La giudicano con una indifferenza severa. Una donna fa più paura di un uomo aggressivo. Dicono che se fosse un uomo non cambierebbe nulla ma i dubbi sono fondatissimi.

La società americana (o quella europea e italiana) sono ancora tanto riottose a riconoscere alle donne un ruolo pubblico che vada al di là dell’angelo del focolare o della “istitutrice” dedita esclusivamente alla cura e all’educazione dei figli? Un’America (o un’Europa) misogina dove le donne al potere (anche se da questa parte dell’Atlantico esempi ne abbiamo e ne abbiamo avuti) fanno paura? Siamo veramente tutti un po’ Donald Trump?

Esiste in America un 55% di elettorato che dichiara di non avere fiducia in lei. La maggioranza è di sesso maschile. Un curioso studio ha dimostrato che se l’8 novembre votassero solo donne, Clinton vincerebbe superando l’80% delle preferenze, mentre se votassero solo uomini, Trump risulterebbe vincitore. Una convinta femminista contro un uomo apertamente misogino. Difficile credere che tutta questa severità nel fare le pulci alla Clinton sia solo la conseguenza delle sue malefatte o del suo scarso calore umano.

Sicuramente Hillary Clinton non è un volto nuovo della politica americana e ha anche lei i suoi scheletri nell’armadio. First Lady durante la presidenza di Bill Clinton, ha ricoperto importanti incarichi in Senato e in politica estera, macchiandosi di azzardati interventi militari (in Libia nel 2011). Coinvolta in numerosi scandali, l’ultimo riguardante il caso delle email su cui l’Fbi prima ha indagato poi archiviato, quindi re-indagato nel pieno della campagna elettorale (evitando, però, di fare altrettanto sui rapporti fra Trump e Putin) e, in extremis, nuovamente archiviato.

Al dì là delle elezioni americane, in cui il popolo sarà sovrano nel segreto dell’ urna (e per la prima volta Trump ha violato le regole del gioco tirando in ballo una storia a cui spesso in Italia Berlusconi ha fatto ricorso, cioè i brogli, e negando a priori la legittimità della vittoria alla sua concorrente), il Paese sembra giunto a un bivio storico in cui gli uomini saranno costretti a fare i conti con i loro atavici e inconfessabili pregiudizi.

Il primato dell’uomo oggi non c’è più, così come affermato da Trump: “Se non è più il potere che si traduce in sesso a quale immagine possiamo rivolgerci?”. Pensare di riprodurre gli schemi del passato può essere comodo ma non molto moderno e soprattutto stupido.

Per le donne americane sembra arrivato un momento storico. E l’occupazione della stanza ovale da parte di una di loro, alla fine di una campagna elettorale brutta in cui la cultura del palpeggiamento da parte dell’uomo di potere ha avuto un posto non secondario, può assumere il carattere di un ulteriore passo verso la definitiva parità di genere. La speranza è che Hilary non ceda alla tentazione di assumere nella gestione del potere modelli maschili per dimostrare al mondo di essere un “vero uomo”. Quelli si possono tranquillamente lasciare a Erdogan, Putin e Orban o al presidente delle Filippine che non sembra essere in pace nemmeno con se stesso (oltre che con le buone maniere).

Valentina Bombardieri

One thought on “Ma se dietro i pregiudizi anti-Hillary ci fosse il maschilismo?

  1. Ecco, questa idea trita e ritrita che alla fine tutto si risolve in maschilismo, omofobia et etc ha veramente stancato. Queste sono proprio le idee tanto care alle elites di sinistra. Il popolo ha ben altro a cui pensare. Ad esempio: i giovani sono disoccupati, non fanno coppie, non fanno figli, e dovranno anche pagare le pensioni di tutti noi, i nostri debiiti colossali (oppure emigrare), e dovranno pure farsi carico dei loro genitori anziani che non avranno soldi per andare nelle case di riposo. Continuare a pensare il rapporto tra i sssi in termini conflittuali non fa bene a nessuno, ne alla società ne al popolo, ne alle donne, ne agli uomini.

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