Il Papa affida ai movimenti le sue “speranze”

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-di ANGELO GENTILE-

Nel giorno in cui arrivano dalla Germania venti di tempestosi che potrebbero travolgere il presidente della Banca europea Mario Draghi accusato dai tedeschi di generosità eccessiva con il suo QE e invocano una stretta, soprattutto su quei paesi come l’Italia che nel frattempo devono fronteggiare due emergenze, il terremoto e le tragedie prodotte in mare dagli inarginabili flussi migratori, il Papa lancia un messaggio che alle orecchie dei cristiano sociali di Germania dovrebbero suonare come una bocciatura della loro linea tutta cinicamente finanziaria. Perché Francesco parla apertamente di “bancarotta dell’umanità”, una umanità che salva le banche ma non le barche, che aiuta i manager e i finanzieri che hanno impoverito il mondo ma non i poveri che muoiono in mare nella speranza il più della volte insoddisfatta di un futuro migliore. Non usa giri di parola, il Papa, di fronte alle delegazioni dei movimenti popolari, ai sindacati (nutritissima la rappresentanza della Uil guidata dal segretario generale, Carmelo Barbagallo che in mattinata aveva provveduto a chiudere la conferenza di organizzazione).

Ritorna l’accusa già lanciata a Lampedusa: “Vergogna”. E un’altra ancora, cioè lo scandalo di un mondo che si preoccupa solo di salvare le banche. Il Mediterraneo appare come “un cimitero” e i muri che l’Europa sta edificando sono “macchiati di sangue innocente”.

È un altro mondo quello a cui il Papa sogna, un mondo in cui “l’essere umano, l’uomo, la donna” siano al centro, al posto del “primato del denaro”. Soldi che tutti cercano, tutti inseguono, armando la mano dei terroristi. Il terrorismo come fonte di arricchimento. Urla il Papa davanti a cinquemila persone: “Nessun popolo e nessuna religione è terrorista”. Francesco reclama una politica con la “P” maiuscola. Il pontefice diventa sempre di più un punto di riferimento a livello sociale, di battaglie sociali. Non a caso quello di ieri è stato il terzo incontro con i movimenti di base, dai disoccupati ai cartoneros, dalle associazioni ambientaliste ai piccoli produttori terrieri, dai sindacati ai preti impegnati in prima linea con le persone “scartate”, da coloro che combattono la criminalità organizzata, come don Luigi Ciotti di Libera, a coloro che hanno speso la loro vita pensando ai poveri, come l’ex presidente dell’Uruguay José Mujica. Parla in spagnolo, la lingua del suo cuore. Non solo condanna del presente ma anche ottimismo nel futuro in una società capace di “abbracciare un progetto di vita che respinga il consumismo e recuperi la solidarietà”, in piena continuità con la sua enciclica, Laudato si’.

Quasi un sindacalista tra i sindacalisti quando reclama “terra, casa e lavoro per tutti”. I muri, i rifiuti. Francesco è sicuro: sono i frutti della “della frusta della paura” che induce gli uomini a chiudersi e a difendersi dagli altri. Indica nella misericordia, quella misericordia a cui ha dedicato l’Anno Santo straordinario, il “migliore antidoto contro la paura. Perciò i muri non servono, danno solo “una falsa sicurezza”. Parla da leader politico, vede quello che tanti leader, forse non all’altezza della sfida dei tempi, non riescono a vedere: “le democrazie che attraversano una vera crisi”, i “tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive”. Insomma, un crollo di credibilità e rappresentanza che i movimenti sindacali possono affrontare e risolvere a patto che non si lascino “incasellare” nel sistema, che rifuggano dalla tentazione della corruzione che “non è un vizio esclusivo della politica”, ma c’è dappertutto, anche nella stessa Chiesa. Parole chiare, cariche di quello spirito caritatevole che è il “marchio identitario” di un pontefice che ha deciso di richiamarsi al povero di Assisi. E in linea a quello spirito ha provveduto a sospendere Giovanni Cavalcoli: perché questo Papa che guarda agli ultimi non condivide quel che davanti a un microfono ha detto questo teologo che di caritatevole non ha proprio nulla e lo ha dimostrato con quelle parole offensive pronunciate a Radio Maria contro i terremotati, vittime dei peccati degli uomini.

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